The apprentice – Alle origini di Trump

Il nostro parere

The apprentice – Alle origini di Trump (2024) USA di Ali Abbasi


“The Apprentice” ripercorre l’ascesa di Donald Trump dagli anni ’70 agli anni ’80, evidenziando il suo rapporto con l’avvocato Roy Cohn e il deterioramento del suo carattere morale. Tra affari spregiudicati, manipolazioni politiche e relazioni personali sempre più tossiche, il film mostra come l’ambizione e l’avidità abbiano plasmato l’uomo destinato a diventare Presidente degli Stati Uniti. Il racconto si sviluppa tra l’opulenza di Manhattan e la decadenza interiore del protagonista, sempre più schiavo della propria immagine e delle proprie insicurezze.


Ali Abbasi, noto per il suo stile viscerale e senza compromessi, affronta la genesi dell’icona Trump con un approccio che oscilla tra il dramma politico e il ritratto psicologico. “The Apprentice” si presenta come un biopic insolitamente sobrio, privo di quella tagliente ironia che molti si sarebbero aspettati. La regia predilige una narrazione classica, limitandosi a illustrare con freddezza le tappe della trasformazione di Trump da aspirante uomo d’affari a cinico manipolatore.

Sebastian Stan offre un’interpretazione misurata, evitando la parodia e costruendo un personaggio che evolve gradualmente, dal giovane affamato di successo al magnate arrogante e senza scrupoli. Accanto a lui, Jeremy Strong si impone nei panni di Roy Cohn, vera eminenza grigia dietro le prime fortune di Trump, ritratto come un maestro della corruzione e dell’intimidazione.

La fotografia di Kasper Tuxen restituisce un’atmosfera densa e carica di tensione: i bassifondi di Manhattan degli anni ’70 sono cupi e pieni di intrighi, mentre l’ostentazione degli anni ’80 viene rappresentata con tonalità sgargianti e ambienti opulenti. Tuttavia, il film si muove su un filo sottile tra il ritratto storico e la necessità di non scadere in un semplice esercizio di stile. La sua narrazione, pur ben costruita, finisce per essere prevedibile, incapace di sorprendere un pubblico ormai fin troppo consapevole delle derive del personaggio principale.

Ciò che manca è un punto di vista più incisivo: “The Apprentice” racconta, ma non giudica, lasciando una sensazione di distacco che rischia di rendere il tutto poco memorabile. Se da un lato evita le trappole della satira facile, dall’altro non riesce a scavare a fondo nelle contraddizioni di Trump, risultando un racconto elegante ma in fin dei conti timido. In un periodo in cui la sua figura continua a dominare il dibattito politico, questo film rischia di essere dimenticato in fretta, come un’ombra sfumata di una storia ben più ingombrante.

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