L’amore, in teoria

Il nostro parere

L’amore, in teoria (2025) ITA di Luca Lucini


La vita del timido e studioso Leone, prossimo alla laurea in filosofia, viene scombussolata da un amore non ricambiato per la bellissima e capricciosa Carola. Per conquistarla si presta a farle da spalla e finisce per ritrovarsi accusato di un crimine che non ha commesso. Condannato ai servizi sociali, si imbatte in Flor, un’attivista ambientale con la testa fra le nuvole che potrebbe far vacillare le sue certezze e portarlo a scoprire un sentimento ben diverso da quello idealizzato.



Vent’anni dopo Luca Lucini ci riprova, ma stavolta abbandona i drammi adolescenziali per una commedia romantica che, nel bene e nel male, sa di già visto. Certo, non mancano i tentativi di svecchiare la formula: i motorini di Tre metri sopra il cielo lasciano il posto a bolidi super tamarri, e l’ambientazione romana viene sostituita da una Milano patinata, tutta università d’élite e appartamenti da rivista. Il cuore pulsante della pellicola, però, rimane lo stesso: un ragazzo innamorato perso che deve imparare a mettere da parte i suoi schemi mentali per abbracciare l’imprevedibilità della vita.

Il problema, purtroppo, è che a volte l’imprevedibilità del cuore viene tradotta in un film che sembra uscito da una macchina del tempo bloccata nel passato. I dialoghi non brillano per spontaneità, i personaggi si comportano in modi che nessuno si sognerebbe di fare nella vita vera, e i colpi di scena si vedono arrivare da lontano. E questo, ahimè, rende tutto un po’ insapore. La regia di Lucini è pulita e competente, ma non osa mai. Fa il compitino, senza strafare, mantenendo una narrazione piatta, funzionale ma non particolarmente ispirata.

Il protagonista, Nicolas Maupas, ce la mette tutta per dare spessore al suo Leone, ma il personaggio è disegnato con un pennarello troppo sottile. Sappiamo che studia filosofia e che è un bravo ragazzo, ma non veniamo mai a scoprire cosa lo rende davvero vivo. Lo vediamo fare cose, ma non capiamo mai il perché. E in un film che vorrebbe esplorare le complessità dell’amore, questa lacuna pesa tantissimo. Per non parlare dei personaggi femminili: Carola è la classica viziata che usa e getta, mentre Flor è un’attivista un po’ troppo idealizzata. Entrambe sbagliano, ma finiscono per essere perdonate, quasi a voler preservare un’idea di galateo che, in una storia che ambisce alla modernità, stona parecchio.

Per fortuna c’è un personaggio che ci regala un po’ di leggerezza: il senzatetto Meda, interpretato con simpatia da Francesco Salvi, che fa da mentore a Leone e lo aiuta a capire che la vita non è fatta solo di teorie e libri, ma di esperienze vissute. Peccato che anche i suoi consigli finiscano per essere banali e scontati, limitandosi a frasi fatte che abbiamo sentito un milione di volte. A conti fatti, questo L’amore in teoria è un film che prova a raccontare l’amore e le difficoltà dei ventenni di oggi, ma lo fa con una lente appannata, che cattura la superficie ma perde di vista il vero caos della vita.

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