10 attori morti nel 2024

Dopo il racconto degli attori italiani scomparsi lo scorso anno, ora è la volta del mondo intero. Prima di passare alla “fantastica decina”,  vogliamo ricordare due attori che hanno avuto poco successo nel cinema ma che hanno fatto compagnia a generazioni di spettatori sul piccolo schermo. Pur avendo recitato anche in molti film David Soul (1943-2024) e Fritz Wepper (1941-2024) sono entrati nel cuore di molti. Il primo nel ruolo Hutch nella serie Starsky e Hutch, il secondo come il fido aiutante del Commissario Derrick, ovvero Harry Klein. Il primo, ottimo musicista, fece poche incursioni nel cinema mentre il secondo ha partecipato al capolavoro di Fosse, Cabaret.

Carl Weathers (New Orleans, 14 gennaio 1948 – Los Angeles, 1º febbraio 2024) Giocatore di football americano professionista e poi attore in serie come Kung Fu, S.W.A.T., L’uomo da sei milioni di dollari, Cannon. Mosse i primi passi sul grande schermo in pellicole blaxploitation ma è diventato notissimo nel 1976 quando interpretò Apollo Creed, il pugile antagonista di Rocky di John G. Avildsen, ruolo che tornerà a interpretare per tre seguiti. Recitò in seguito in diverse pellicole d’azione come Forza 10 da Navarone (1978) Predator (1987) Action Jackson (1988) e Uragano Smith (1992). Dal 2019 al 2023 ebbe il ruolo di Greef Karga nella serie The Mandalorian, spin-off della saga di Star Wars.

Louis Gosset Jr (New York, 27 maggio 1936 – Santa Monica, 29 marzo 2024) Ha vinto il premio Oscar al miglior attore non protagonista nel 1983 per l’interpretazione del sergente Foley in Ufficiale e gentiluomo. È stato inoltre premiato con due Golden Globe e candidato a numerosi Emmy Award, vincendone uno nel 1977. Nella sua carriera ha interpretato svariati personaggi con caratteri completamente diversi in più di 200 film. Fra i numerosi ruoli, si ricordano l’avventuriero Leo Porter in Il tempio di fuoco (1986), accanto a Chuck Norris, e l’imprenditore Calvin Bouchard in Lo squalo 3 (1983). Ha poi interpretato numerosi film d’azione di scarso valore artistico. Nel 1999 esordì dietro la macchina da presa co-dirigendo Canzoni d’amore, un film romantico per la televisione.

Jerzy Stuhr (Cracovia, 18 aprile 1947 – Cracovia, 9 luglio 2024) Ha lavorato con i maggiori registi polacchi, fra cui Andrzej Wajda, Krzysztof Zanussi e Krzysztof Kieślowski. In Italia è noto il suo stretto rapporto con Moretti che lo ha voluto in 3 occasioni (Il caimano, Habemus Papam e Il sol dell’Avvenire). Dagli anni 80 è iniziata anche la grande avventura con la cultura italiana, lavorando al Piccolo di Milano e allo Stabile di Genova. A partire dal film Blizna (1976) inizia l’importante collaborazione con Kieślowski, per il quale interpreta Il cineamatore (1979), Decalogo 10 (1989) e, soprattutto, Film Bianco (1994). Esordisce alla regia nel 1995, con Spis cudzołożnic. Nel 1997 la sua 2^ opera cinematografica, Storie d’amore (1997), dedicata a Kieślowski, scomparso l’anno nel ’96.

Philippe Leroy (Parigi, 15 ottobre 1930 – Roma, 1º giugno 2024) Ha lavorato prevalentemente in Italia dove il suo nome resta legato all’interpretazione che diede di Yanez de Gomera nello sceneggiato Sandokan (1976), e a quella di Leonardo da Vinci in La vita di Leonardo da Vinci (1971), ma dal pubblico era già stato apprezzato come coprotagonista accanto a Rossana Podestà nei film Sette uomini d’oro (1965) e Il grande colpo dei 7 uomini d’oro (1966). Dopo una carriera come marinaio prima e nell’esercito poi, nel 1960 esordì come attore nel capolavoro drammatico-minimalista Il buco di Jacques Becker. Si trasferì in Italia nel 1962 per motivi politici ed ebbe un grande successo nelle pellicole Leoni al sole (1961), Il terrorista (1963), Frenesia dell’estate (1964), Le voci bianche (1964), Sette uomini d’oro (1965), il suo seguito Il grande colpo dei 7 uomini d’oro (1966) e Che notte, ragazzi! (1966). Interpretò numerosi lungometraggi, fotoromanzi e serie televisive, e divise la sua carriera tra Francia e Italia; tra le altre interpretazioni, State buoni se potete (1983) di Luigi Magni, dove interpreta sant’Ignazio di Loyola, al fianco di Johnny Dorelli (san Filippo Neri), il poliziesco Milano calibro 9 (1972) di Fernando Di Leo, al fianco di Gastone Moschin e Mario Adorf e il comico Teste di quoio (1981); apparve inoltre nella miniserie Il corsaro (1985) e nel film Nikita (1990) di Luc Besson.

M Emmet Walsh (Ogdensburg, 22 marzo 1935 – St. Albans, 19 marzo 2024) Intraprese la carriera di attore in televisione e sul grande schermo, ove iniziò ad apparire in film quali Il piccolo grande uomo (1970), Serpico (1973), Airport ’77 (1977) e altri. Il primo ruolo di una certa importanza fu quello di un sadico ufficiale in Vigilato speciale (1978). Due dei suoi ruoli più famosi sono quello del Capitano Bryant nel cult di fantascienza Blade Runner (1982) e del soldato Tucker in Rombo di tuono (1984). Altro notevole ruolo fu quello del detective privato in Blood Simple – Sangue facile (1984), per il quale vinse l’Independent Spirit Award per il miglior attore protagonista nel 1986.Da questo momento, Walsh alternerà ruoli tra film tv, serial televisivi e film da botteghino, come Silkwood (1983), Critters (Gli extraroditori) (1986), Arizona Junior (1987), Free Willy 2 (1995), Romeo + Giulietta di William Shakespeare (1996), Il matrimonio del mio migliore amico (1997), Wild Wild West (1999).

Don Murray (Los Angeles, 31 luglio 1929 – Goleta, 2 febbraio 2024) Debuttò sul grande schermo con il film Fermata d’autobus (1956) di Joshua Logan, nel quale interpretò l’ingenuo ranchero che fa la corte a Marilyn Monroe, ruolo che gli valse una candidatura al premio Oscar al miglior attore non protagonista. L’anno successivo replicò il successo grazie al dramma sociale Un cappello pieno di pioggia (1957) di Fred Zinnemann. Nello stesso anno apparve in La notte dello scapolo (1957) di Delbert Mann, che ebbe altrettanto successo. Uomo dai solidi valori etici, fece spesso scelte motivate dal principio secondo cui il cinema debba essere al servizio della comunità. In tale ottica, lavorò alla produzione e alla sceneggiatura del film Le canaglie dormono in pace (1961) di Irvin Kershner. La sua carriera fu più volte condizionata dal rifiuto di ruoli che si scontravano con la sua concezione della moralità. Dopo gli anni dell’esordio, tra i suoi film si segnalano Il fronte della violenza (1959) di Michael Anderson, Tempesta su Washington (1962) di Otto Preminger, L’ultimo tentativo (1965) di Robert Mulligan, Kid Rodelo (1966) di Richard Carlson e Una vampata di vergogna (1971) di Mark Robson. Come regista debuttò nel 1972 dirigendo il film La croce e il coltello, realizzando così prodotti caratterizzati da un forte impegno sociale. Attivo in televisione sin dalla fine degli anni sessanta, nel 1979 entrò nel cast del telefilm California. Successivamente apparve in pochi film, tra cui Amore senza fine (1981) di Franco Zeffirelli e Peggy Sue si è sposata (1986) di Francis Ford Coppola.

Kris Kristofferson, pseudonimo di Kristofer Kristoffer (Brownsville, 22 giugno 1936 – Hana, 28 settembre 2024). Tra i volti più noti della musica statunitense, è considerato uno dei maggiori autori di musica country della storia. Vincitore di 4 Grammy Award, è stato anche inserito nella Country Music Hall of Fame. Figlio di un generale dell’aviazione americana, studiò letteratura al Pomona College in California laureandosi con lode nel 1958; poi grazie a una borsa di studio poté andare in Inghilterra a studiare letteratura inglese alla Oxford University, conseguendo la seconda laurea. Si manifestò precocemente però il vizio dell’alcool, che caratterizzò gran parte della sua vita. Nel 1969 si fidanzò con Janis Joplin, che prima di morire reinterpretò e portò al successo la sua Me and Bobby McGee. Entrò poi in contatto con Johnny Cash, Willie Nelson e Waylon Jennings, coi quali fondò The Highwaymen, un supergruppo country. Parallelamente al successo aumentarono i problemi con l’alcool. Mentre cercava di curarsi dalla dipendenza da whisky conobbe Dennis Hopper, che lo fece esordire come attore in Fuga da Hollywood (1971). Recitò poi in altri film con registi come Martin Scorsese in Alice non abita più qui (1974) e Sam Peckinpah in Pat Garrett e Billy Kid (1973), Voglio la testa di Garcia (1974) e Convoy – Trincea d’asfalto (1978). Raggiunse il culmine della carriera recitando ne I cancelli del cielo di Michael Cimino, film che portò sull’orlo del fallimento la United Artists per i costi elevati. Nel 1985 affiancò Geneviève Bujold in Stati di alterazione progressiva, nel 1989 recitò in Millennium e nel 1998 in Le ragazze della notte, nella trilogia di Blade (1998-2004), e fu diretto da Tim Burton in Planet of the Apes – Il pianeta delle scimmie (2001), poi ebbe solo ruoli secondari.

James Earl Jones (Arkabutla, 17 gennaio 1931 – Pawling, 9 settembre 2024) È noto principalmente per aver interpretato Alex Haley in Radici – Le nuove generazioni, seguito di Radici, Thulsa Doom in Conan il barbaro e l’ammiraglio Greer in Caccia a Ottobre Rosso, Giochi di potere e Sotto il segno del pericolo; inoltre, sono particolarmente famose le sue interpretazioni come doppiatore di personaggi celebri, primi fra tutti Dart Fener nella saga di Guerre stellari e Mufasa in Il re leone (nonché nel suo sequel e nel suo remake). Acclamato attore teatrale e apprezzato interprete dell’opera di Shakespeare, Jones ha vinto due Tony Award per le sue interpretazioni a Broadway e uno alla carriera. Nel 2011 l’Academy gli ha conferito l’Oscar onorario. Da ricordare anche nei ruoli del re di Zamunda ne Il principe cerca moglie e Terence Mann ne L’uomo dei sogni. Fu candidato a dieci Premi Emmy, vincendone tre, a cinque Golden Globe vincendone uno, e a un Premio Oscar come miglior attore protagonista per il film Per salire più in basso, e nel 2012 ricevette l’Oscar alla carriera. Interpretò anche molti ruoli teatrali che gli valsero due vittorie su quattro candidature ai Tony Award, nella categoria riservata al miglior attore protagonista in un’opera teatrale.

Michel Blanc (Courbevoie, 16 aprile 1952 – Parigi, 3 ottobre 2024) Negli anni settanta durante gli studi al liceo Pasteur de Neuilly-sur-Seine, fondò il gruppo comico teatrale Splendid assieme agli attori Thierry Lhermitte, Christian Clavier e Gérard Jugnot. Dal 1975 in poi recitò in numerosi film cinematografici e in varie produzioni televisive, soprattutto commedie. Di alcuni film fu anche regista (per la prima volta nel 1984 in Marche à l’ombre) e sceneggiatore. Sia come attore che come regista, fu più volte nominato al Premio César, senza però mai riuscire a vincere. In compenso al Festival di Cannes ottenne nel 1986 il premio per la miglior interpretazione maschile (per il suo ruolo nel film Lui portava i tacchi a spillo) e nel 1994 quello per la miglior sceneggiatura (Grosse fatigue). Lavorò anche in Italia, venendo diretto da Roberto Benigni nel film Il mostro. È morto per uno choc anafilattico provocato dalla reazione avversa a un medicinale.

Donald Sutherland (Saint John, 17 luglio 1935 – Miami, 20 giugno 2024) Caratterizzato dal fisico dinoccolato e di un notevole carisma, è riuscito a imporsi grazie ad una strutturata preparazione attoriale e all’assidua pratica del palcoscenico, doti che gli hanno permesso di spaziare dal registro comico a quello drammatico inventando di volta in volta personaggi positivi, credibili e affascinanti, oppure animati da una esibita o più sottile perfidia, non di rado sgradevoli. Laureatosi in ingegneria nel 1956, si trasferì in Inghilterra per studiare recitazione. L’esperienza maturata nei teatri londinesi, nei quali lavorò fino al debutto cinematografico, avvenuto nel 1964 in uno scadente horror italiano, Il castello dei morti vivi, gli permise di affinare il suo stile interpretativo. Dopo aver lavorato in produzioni britanniche, ottenne il primo ruolo di prestigio in (1967) Quella sporca dozzina di Robert Aldrich. Il successo gli arrise 3 anni più tardi con l’interpretazione di uno strampalato chirurgo in un ospedale da campo durante la guerra di Corea in M*A*S*H (1970) di Robert Altman, al fianco di Elliott Gould, con il quale formò un duo irresistibile. In seguito a questa affermazione si moltiplicarono le possibilità di cimentarsi in ruoli diversi, con una ricchezza di offerte che ha poi segnato tutta la sua carriera. E così, si fece ammirare impersonando un regista in crisi di identità in (1970) Il mondo di Alex di Paul Mazursky, un detective privato in (1971) Una squillo per l’ispettore Klute di Alan J. Pakula, un Cristo onirico in (1971) E Johnny prese il fucile di Dalton Trumbo, fino al thriller parapsicologico (1973) A Venezia… un dicembre rosso shocking di Nicolas Roeg.

Dopo aver ripristinato la coppia comica di M*A*S*H nel banale S.P.Y.S. (1974) di Irvin Kershner, si propose in 3 importanti interpretazioni che confermarono la versatilità del suo talento: se in (1975) Il giorno della locusta di John Schlesinger disegnò mirabilmente un omicida ucciso dalla folla dopo aver assassinato un ragazzino, in Novecento (1976) di Bernardo Bertolucci delineò con maestria Attila, turpe fascista di provincia, mentre in Il Casanova di Federico Fellini (1976), nel ruolo del celebre seduttore veneziano, seppe dar prova di una recitazione asciutta e misurata. Negli anni successivi, pur non potendo sempre contare su parti importanti come in passato, tra le eccezioni l’intensa figura di padre disegnata in (1980) Gente comune di Robert Redford, ha continuato a mostrare il suo indubbio talento sia in film minori (1978, Terrore dallo spazio profondo, di Philip Kaufman; 1981, La cruna dell’ago, di Richard Marquand; Lost angels, 1989, di Hugh Hudson; 1996, Il momento di uccidere, di Joel Schumacher), sia in parti secondarie interpretate in film di successo (1978, Animal house, di John Landis; 1978, Rosso nel buio, di Claude Chabrol; 1991, Grido di pietra, di Werner Herzog; 1991, JFK ‒ Un caso ancora aperto, di Oliver Stone; 1993, 6 gradi di separazione, di Fred Schepisi). Tra le successive interpretazioni per il grande schermo 3 ruoli risultano di rilievo: quello di un inquietante padre che costringe il figlio alla ‘carriera’ di killer in Panic (2000) di Henry Bromell; quello di uno dei quattro anziani piloti richiamati dalla NASA in Space cowboys (2000) di Clint Eastwood e quello del reverendo Monroe in Ritorno a Cold Mountain (2003) diretto da Anthony Minghella.

Alain Delon (Sceaux, 8 novembre 1935 – Douchy-Montcorbon, 18 agosto 2024) Si è imposto negli anni ‘60 e ‘70 alla scuola di Luchino Visconti che ha messo in luce il carattere ambiguo della sua bellezza. Lo sguardo freddo e cinico, in contrasto con il volto angelico, lo ha reso interprete ideale dell’antieroe noir di polizieschi diretti da registi quali Jean-Pierre Melville e Jacques Deray. Dopo aver partecipato alla campagna d’Indocina nella marina militare, iniziò a frequentare a Parigi l’ambiente degli intellettuali e il mondo dello spettacolo e a recitare in alcune pièces teatrali, finché fu notato da alcuni produttori. Fu così che per il giallo di René Clément Plein soleil (1960; Delitto in pieno sole) ispirato a un romanzo di P. Highsmith, ottenne il ruolo del protagonista, il subdolo Ripley. Il film ebbe successo e rappresentò un trampolino di lancio. Fu però un maestro come Visconti a consentirgli di lasciar affiorare una complessità interpretativa, quando lo diresse in Rocco e i suoi fratelli (1960), opera in cui lo spirito neorealista si fonde con le cadenze del melodramma. Delon rese perfettamente l’introversa malinconia del giovane protagonista, un figlio del Meridione depresso immigrato a Milano, destinato per la sua eccessiva mitezza a risultare un perdente. Michelangelo Antonioni lo volle per L’eclisse (1962); l’anno successivo fu ancora Visconti a scritturarlo per Il Gattopardo, nel ruolo di Tancredi. Nello stesso periodo fu protagonista in Francia di un polar di grande successo: (1963) Colpo grosso al Casinò di Henry Verneuil, dove lavorò per la prima volta con Jean Gabin, interpretando un impulsivo truffatore. Ai successi della vita professionale si legarono in maniera inscindibile i clamori di quella privata: una tormentata storia d’amore con Romy Schneider, il discutibile attivismo politico e imprenditoriale, che ebbe un seguito anche giudiziario, il suo coinvolgimento in vari scandali rosa. Le vicende biografiche finirono per rendere ancora più avventurosa e seducente, agli occhi del pubblico, l’immagine dell’attore. È sulla sua ambigua maschera che il regista Jean-Pierre Melville costruì la figura del sicario dolente di (1967) Frank Costello faccia d’angelo, noir di grande potenza espressiva. In Borsalino (1970) di Jacques Deray, ebbe modo di confrontarsi con l’altro attore simbolo del cinema francese, Jean-Paul Belmondo. Gli anni Settanta furono contrassegnati da ruoli sempre legati al polar, con qualche digressione nel cinema d’autore. L’attore interpretò La prima notte di quiete (1972) di Valerio Zurlini, e contribuì a rendere memorabile la figura torbida e romantica di un maestro disilluso che rispecchia le contraddizioni di una generazione. Anche nel kafkiano Mr. Klein (1976) di Joseph Losey raffigura alla perfezione un personaggio tragico: l’usuraio perseguitato dall’idea di un altro sé stesso negli anni dell’occupazione nazista a Parigi. Successivamente la sua carriera ha registrato una leggera battuta d’arresto. È stato infatti il protagonista di polizieschi e thriller di minore interesse, cercando di rilanciarsi come produttore e regista con (1981) Per la pelle di un poliziotto, occupandosi anche di fiction televisiva. È tornato al cinema d’autore come protagonista, enigmaticamente autoironico, in Nouvelle vague (1990) di Jean-Luc Godard. L’appeal seduttivo di Delon è poi apparso appannato nel rendere l’invecchiato Casanova di (1992) Il ritorno di Casanova di Edouard Niermans. In seguito è tornato a recitare in due polizieschi con Deray, Un crime (1993) e (1994) L’orso di peluche; successivamente ha interpretato sé stesso nell’ironica sarabanda diretta da Bertrand Blier, Les acteurs (2000).

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