U.S. Palmese
U.S. Palmese (2024) ITA di Manetti Bros
Il giovane e talentuoso calciatore Etienne Morville ha un carattere irruento che gli costa la carriera: viene messo fuori rosa e la sua reputazione, già compromessa da comportamenti poco professionali, finisce sotto terra. L’unica scappatoia per ripulire la sua immagine è quella di accettare un ingaggio nella squadra di un piccolo paesino calabrese, la U.S. Palmese. Qui Morville, a contatto con la gente semplice del posto e con la passione viscerale che anima il paese, ritroverà l’amore per il calcio.
A Palmi, la gente va matta per il calcio, una passione che è più di un semplice hobby, è il vero motore della città. C’è un solo problema: la squadra locale è un disastro. Ma un giorno, il pensionato Don Vincenzo ha un’illuminazione, un’idea tanto folle quanto brillante: perché non provare a ingaggiare una giovane stella del calcio, caduta in disgrazia, per risollevare le sorti della squadra e, di conseguenza, dell’intera comunità? Detto fatto, parte una colletta che coinvolge tutti, dal boss del quartiere fino alla poetessa locale, con l’obiettivo di racimolare i soldi necessari per pagare il calciatore e ridare lustro a tutto il paese. Il film gioca sul contrasto tra il nord, dove la vita è un frullato di soldi e frenesia, e il sud, fatto di ritmi lenti e tradizioni che spingono a riscoprire se stessi. Ed è in questo contesto, dove tutto sembra fermo, che un ragazzo viziato e arrogante ritrova il senso della propria esistenza.
Il film è una specie di manuale illustrato su come fare un “feel good movie” all’italiana, mischiando la commedia classica con una storia di formazione, e lo fa senza il minimo sforzo. La storia è semplice, a tratti anche scontata, ma i Manetti Bros. riescono a renderla fresca e divertente. Il merito va soprattutto ai personaggi, tutti azzeccati, a partire dal Don Vincenzo interpretato da un Rocco Papaleo perfettamente a suo agio, fino all’allenatore Bagalà, interpretato da un esilarante Max Mazzotta. Persino la presenza di commentatori sportivi come Caressa e Bergomi aggiunge un tocco di spassosa veridicità.
Certo, la pellicola ha qualche difetto, ma chi se ne frega? Le scene di calcio giocato sono un po’ così, i calciatori sembrano un po’ manichini, e le riprese statiche non aiutano di certo. Anche alcune tematiche, come la mancanza di servizi pubblici, sono appena accennate e si perdono per strada. Però, nonostante questi piccoli intoppi, il film si fa guardare con un sorriso da un capo all’altro. Si ride, ci si commuove e si riscopre che il calcio, quello vero, è un’altra cosa, fatto di sacrifici e di amore incondizionato per la squadra e i propri compagni. In un mondo dominato dal denaro e dagli agenti, vedere una squadra di dilettanti che combatte per un sogno è una boccata d’aria fresca. E i Manetti, con un tocco di magia, ci ricordano che il calcio non è solo business, ma una storia fatta di uomini e di pura, travolgente passione.
