Te l’avevo detto
Te l’avevo detto (2023) ITA di Ginevra Elkann
A Roma, alcune figure sono solite evitare le difficoltà e rifugiarsi nel cibo, nel sesso, nelle droghe e nell’amore. Tuttavia, l’aumento delle temperature li porta a compiere un viaggio di trasformazione.
Nel suo secondo film da regista, Ginevra Elkann – nipote londinese di Gianni Agnelli e affermata produttrice – riunisce un cast stellare. Il film ci trasporta in una Roma soffocata da un’insolita ondata di calore apocalittico nel pieno di gennaio, offrendo un mosaico di storie intrecciate. Ogni personaggio sembra sul punto di crollare emotivamente, in uno scenario che ricorda le nevrosi tragicomiche di Almodóvar.
Se da un lato è piacevole osservare questi grandi attori cimentarsi in ruoli tanto eccentrici, dall’altro la regia, volutamente poco contenuta, dà vita a una narrazione caotica che rischia di confondere più che intrattenere. Le situazioni, pur divertenti e spesso surreali, finiscono per sembrare sketch caricaturali più che ritratti umani. Eppure, non mancano momenti visivamente memorabili: la fotografia, con i suoi toni pastello sfocati, evoca un calore opprimente quasi palpabile, rendendo l’atmosfera unica e inquietante. Questo stile è forse l’elemento più distintivo del film, tanto che potrebbe essere ciò che rimane impresso quando i titoli di coda scorrono.
Tra le sottotrame spicca quella di Gianna (Valeria Bruni Tedeschi), che ossessionata dal passato segue l’ex amica Pupa (Valeria Golino), un’ex star del cinema hard degli anni Ottanta in cerca di riscatto durante un evento celebrativo. Nel frattempo, Mila, la figlia di Gianna, cerca un equilibrio tra il prendersi cura di una misteriosa anziana e le proprie fragilità personali, mentre una tenera e improbabile attrazione con un giovane fattorino le offre un barlume di speranza. In un’altra storia, un prete ex tossicodipendente (Danny Huston) e sua sorella (Greta Scacchi) affrontano un dramma familiare legato alle ceneri della madre, risolvendolo in modo grottesco.
Il culmine surreale del film è raggiunto nella scena finale: un’esplosione di riconciliazioni improbabili, confessioni tardive e gesti estremi che sembrano appianare ogni conflitto, lasciando i personaggi – vivi o morti – in un’apparente pace. Lo spettatore, però, rimane perplesso, come se il film gli avesse mostrato tutto senza rivelargli nulla.
