Forever young – Les amandiers

Il nostro parere

Forever Young – Les amandiers  (2022) FRA di Valeria Bruni Tedeschi


Alla fine degli anni 80, Stella, Etienne, Adèle e tutta la troupe hanno vent’anni. Sostengono e passano l’esame di ammissione alla famosa scuola creata da Patrice Chéreau e Pierre Romans al teatro Amandiers di Nanterre.


Il cinema di Valeria Bruni Tedeschi è spesso egocentrico. Questa volta la regista ricostruisce l’anno 1986 in un teatro che conosce bene, l’Amandiers, dove lei stessa è stata allieva di Chéreau. In un certo senso, in questa storia di iniziazione all’arte delle tavole, si mette al seguito del regista stesso offrendo ai giovani attori la possibilità di rivelarsi tanto davanti alla macchina da presa quanto sul palcoscenico del teatro. Perché in definitiva, Les Amandiers è un chiaro tributo alla professione di attore. Riconosciamo i tic, la vulnerabilità di questi apprendisti attori, e soprattutto l’immenso desiderio di riscrivere la propria vita sul palcoscenico di un teatro.

Il film dissacra totalmente la geniale figura di Patrice Chéreau. Appare come un uomo arrabbiato, ansioso, borghese, lontano dalle immagini di Epinal dell’artista che era. Il punto è ricordarci che è meglio ammirare le opere, piuttosto che perdersi nell’illusione dell’artista a cui ognuno presta le proprie rappresentazioni. Il lungometraggio invita ad amare gli attori, ad amare il teatro e il cinema. Mostra i giorni e le notti di lavoro necessari per diventare un attore.

I difetti di questo film sono le sue qualità. In effetti, la regista apre il suo cuore e il suo progetto ad attori molto giovani che si distinguono per la loro integrità, la loro giovinezza. C’è, però, il rischio in questo tipo di esercizio di spingere troppo gli attori creando caricature di se stessi.

Il film affronta temi di grande gravità, e soprattutto di estrema contemporaneità. Mettendo in scena gli anni ’80, Valeria Bruni-Tedeschi racconta l’oggi dove le dipendenze e la violenza domestica continuano a irrompere in tutti gli ambienti sociali. Con sottigliezza, il film affronta la delicata questione della dipendenza delle donne vittime dai loro carnefici e la difficoltà per loro di liberarsene. Allo stesso modo, si avvicina silenziosamente al modo in cui gli studenti desiderosi di successo possono sottomettersi agli eccessi più folli dei loro insegnanti. Nadia Tereszkiewicz riempie lo schermo.

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