A mistake
A mistake (2024) NZL di Christine Jeffs
La trama di “A Mistake” ruota attorno alla dottoressa Liz Taylor, un chirurgo di fama che si trova in un pasticcio mica da ridere. Durante un’operazione, la dottoressa affida una fase cruciale a un giovane allievo che, ahimè, la combina grossa, portando alla morte della paziente. Da lì, il mondo le crolla addosso: isolamento in ospedale, rapporti tesi con la compagna infermiera e un capo chirurgo che le respira sul collo. Il film esplora le conseguenze di quell’errore, scavando nelle pieghe della responsabilità e della trasparenza in un ambiente medico spesso asfissiante.
La regista Christine Jeffs, nota per “Sunshine Cleaning” e “Rain”, affronta un dramma medico ambientato in Nuova Zelanda, intriso di un’atmosfera malinconica. Il film indaga la responsabilità della dottoressa Taylor in una vicenda complessa, esplorando diverse prospettive. La narrazione solleva questioni etiche riguardo la supervisione e l’apprendimento, interrogandosi sulla decisione di affidare un compito delicato a un medico meno esperto. Nonostante l’intervento correttivo della dottoressa Liz, la responsabilità ultima del chirurgo rimane un tema centrale, alimentando i dubbi che persistono durante la visione.
La tensione narrativa, nonostante la costante aura di malinconia, mantiene lo spettatore coinvolto fino all’atto finale. Qui, tuttavia, la trama devia, cedendo a convenzioni narrative. La scena della confessione pubblica della dottoressa, con il consueto “applauso lento”, appare come un cliché, volto a scagionare il personaggio di Liz in modo forzato, attenuando l’impatto drammatico.
Elizabeth Banks offre una buona notevole, riuscendo a catturare l’attenzione dello spettatore. Nonostante l’impegno del cast, il film si trova in un vicolo cieco narrativo. Invece di esplorare l’ambiguità morale della situazione, ricerca una chiusura che svilisce la complessità della vicenda, rendendo il titolo “A Mistake” quasi profetico in un senso inatteso.
Sul piano tecnico, la fotografia si distingue per la sua sobrietà, con l’uso di tonalità fredde che accentuano il tono cupo della narrazione. Le scene di chirurgia sono rese con un realismo notevole, contribuendo a immergere lo spettatore nel dramma medico, pur potendo risultare intense per i più sensibili.
