Tavole separate

Il nostro parere
tavole

Tavole separate (1958) USA di Delbert Mann


In Tavole separate si racconta la vita di un gruppo di personaggi sfortunati che convivono in un albergo inglese durante la bassa stagione. Le loro esistenze solitarie e cariche di segreti si scontrano con l’arrivo di una donna misteriosa. Questo evento scatena una serie di rivelazioni e di colpi di scena che mettono in discussione le vite di tutti i residenti, portando a galla verità nascoste e a cambiamenti inaspettati nelle relazioni tra loro.


A volte un film si regge sulle spalle dei suoi attori e questo è uno di quei casi rari e meravigliosi. Sebbene l’opera si basi su una coppia di atti unici teatrali del grande drammaturgo Terence Rattigan, il merito della riuscita è tutto del cast che dà vita a un’opera non facile da portare sul grande schermo. Questo racconto ha quasi il sapore di un giallo, ma con gli intrighi e i segreti personali al posto del delitto. La forza del film risiede nella scrittura, che evita la superficialità, e nella bellezza dei dialoghi. La pellicola ottenne sette candidature agli Oscar, vincendone due: uno per il Miglior attore protagonista per la performance di David Niven, che interpreta un maggiore millantatore, e uno per Wendy Hiller come Miglior attrice non protagonista, nei panni della manager dell’hotel. Proprio la Hiller, che per il suo ruolo prese un sacco di premi, si divertì a scherzare con la stampa affermando che l’Academy era impazzita a premiarla per una parte dove si vedeva per lo più di spalle e sperava che la vincita le fruttasse un sacco di soldi in contanti per poter andare a girare a Hollywood, visto che in Inghilterra faceva troppo freddo.

Anche gli altri attori non sono da meno, con performance che rimangono memorabili, come Deborah Kerr, l’attrice che interpreta una zitella timida e sola, completamente soggiogata dalla madre snob e arrogante, che ha il volto di Gladys Cooper. Entrambe sono assolutamente fantastiche, la Cooper in particolare dona alla madre un’aura di velenosa rigidità che la rende davvero odiosa. Burt Lancaster e Rita Hayworth, un ex marito e moglie, sono bravi nel dare un tocco di malinconia ai loro personaggi. Lancaster interpreta un giornalista alcolizzato e la Hayworth una donna di cui si scopre il drammatico passato. Anche gli altri attori secondari sono assolutamente magnifici, si può notare un giovane Rod Taylor in una piccola parte e un sacco di altri bravi interpreti. Nonostante la regia di Delbert Mann sia un po’ troppo invisibile, lo stile sobrio si adatta perfettamente alla storia. Un piccolo gioiello, un’opera molto interessante che si rivela un ottimo film da riscoprire.

Potrebbero interessarti anche...

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *