Girasoli
Girasoli (2023) ITA di Catrinel Marlon
Negli anni Sessanta, in un ospedale psichiatrico italiano, due giovani donne si trovano unite da un legame tanto profondo quanto proibito. Anna, infermiera con un’infanzia segnata dall’orfanotrofio, si prende cura di Lucia, una quindicenne affetta da schizofrenia e sottoposta a metodi terapeutici antiquati e repressivi. Mentre nel paese iniziano a emergere nuove idee sulla salute mentale, tra le mura della struttura la lotta tra conservatorismo e cambiamento si fa sempre più accesa, portando a scelte difficili e a sentimenti incontrollabili.
“Girasoli” segna il debutto alla regia di Catrinel Marlon e affronta il tema della psichiatria coercitiva e della sua progressiva evoluzione. Il titolo si ispira a un termine usato per indicare i pazienti a cui era permesso muoversi liberamente, un’apparente concessione di autonomia all’interno di un sistema ancora repressivo. Il contesto storico è quello delle prime riforme psichiatriche ispirate alle idee di Franco Basaglia.
Il film presenta una chiara contrapposizione tra personaggi: il Dottor Gentile, legato a metodi tradizionali e coercitivi, e la Dottoressa D’Amico, orientata verso un approccio più umano. Sullo sfondo, si sviluppa il legame tra Anna e Lucia, che cresce fino a sfiorare una dimensione sentimentale. Tuttavia, alcuni temi rimangono solo accennati e il racconto non sempre approfondisce le dinamiche psicologiche dei personaggi.
L’ambientazione trasmette un senso di oppressione, ma la regia mantiene un approccio distaccato, limitandosi a osservare gli eventi senza immergersi pienamente nelle percezioni dei pazienti. La fotografia distingue poco tra gli spazi di costrizione e quelli di apparente libertà, mentre l’assenza di inquadrature soggettive riduce l’impatto emotivo.
Alcuni elementi narrativi risultano poco sviluppati: la ribellione dei giovani internati resta sullo sfondo, e il rapporto tra Anna e Lucia appare più una scelta narrativa che un’evoluzione organica della storia. Tra le interpretazioni spicca Pietro Ragusa nel ruolo del Dottor Gentile, mentre Monica Guerritore offre un buon contrappunto. Il film, tuttavia, soffre il confronto con opere più incisive sul tema.
