The bikeriders

Il nostro parere

The bikeriders (2024) USA di Jeff Nichols


Negli anni ‘60, Benny, un ribelle dal fascino magnetico, si unisce ai Chicago Vandals, un club di motociclisti guidato dal carismatico Johnny. Kathy, la voce narrante, si innamora di lui e viene trascinata nel mondo selvaggio della gang. Ma con il tempo, l’innocenza del gruppo si sgretola, lasciando spazio a violenza e caos.


The Bikeriders di Jeff Nichols è un’immersione ruvida e nostalgica nell’epoca d’oro delle gang di motociclisti, ispirata alle fotografie di Danny Lyon. Il film non è un semplice omaggio documentaristico, ma una rilettura cinematografica di un mito americano, tra ribellione, desiderio di appartenenza e autodistruzione.

Austin Butler incarna Benny con un’espressione costantemente sospesa tra inquietudine e mistero, un’ombra sfuggente che affascina Kathy (una Jodie Comer carismatica e pungente) e il leader Johnny (Tom Hardy, imponente e malinconico). Il film oscilla tra momenti di violenza esplosiva e frammenti di quotidianità rituale della gang, costruendo un affresco tanto affascinante quanto irrequieto.

Nichols gioca con l’iconografia dei biker movies degli anni ‘50 e ‘60, citando Il selvaggio con Marlon Brando e adottando una messa in scena che alterna realismo sporco e stilizzazione quasi mitologica. Tuttavia, la struttura narrativa a volte appare indecisa, oscillando tra la fedeltà alle testimonianze reali e la necessità di rendere Benny un simbolo della libertà perduta. Il risultato è un’opera visivamente potente e splendidamente interpretata, ma con un cuore irrisolto: Benny, il ribelle per eccellenza, resta un enigma affascinante ma distante.

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