Educazione fisica

Il nostro parere

Educazione fisica (2022) ITA di Stefano Cipani


I genitori di tre alunni vengono convocati dalla preside di una scuola media di provincia: è successo un fattaccio, di cui i loro figli sono i responsabili. Ma è difficile da credere e da accettare. La palestra si trasforma in un’aula di tribunale improvvisata, dove ha inizio un processo feroce nel tentativo ostinato di smentire e nascondere la verità.


Il film sente più l’influenza dei fratelli D’Innocenzo, sceneggiatori, che di Cipani che mette in scena in modo diligente una piece teatrale  mantenendone l’impianto generale senza variazioni, utilizzando l’unità di tempo e spazio in modo classico. L’aspetto più significativo è la raffigurazione degli ambienti, il ritmo accesso, l’illuminazione dei volti.

La storia è grottesca e assolutamente irrealistica. Nessun dirigente scolastico affronterebbe un evento di questo tipo in modo così dilettantesco e superficiale, lasciandosi guidare dall’emotività piuttosto che dalla legge. Ma tant’è. Cerchiamo invece di cogliere la parte retrostante ovvero la feroce critica morale della classe borghese, l’assoluto egoismo degli adulti che usano i figli per tacitare la propria coscienza ma li strumentalizzano per i loro fini. Con questi presupposti inutile sorprendersi se i figli crescono come piccoli mostri, incapaci di distinguere il bene dal male, il giusto dall’orrido.

In questo vuoto morale sta il senso dell’opera che si poggia su attori solidi e bravissimi ma difetta nella forza dell’immagine anche per via della monotonia del male, di alcune battute inappropriate, di un quadro di complessiva totale negatività che non trova uno sbocco finale. Il ritratto dell’abiezione in cui siamo caduti c’è; le scelte registiche sono poco efficaci.

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