Jean, un sindaco conservatore di una piccola città francese, scopre che sua moglie Edith ha deciso di diventare l’uomo che ha sempre sentito di essere. Questa rivelazione sconvolge il mondo di Jean, mentre cerca di gestire la campagna elettorale per la rielezione e di affrontare i propri pregiudizi.
Il film si presenta come un tentativo di affrontare il tema della transizione di genere con la leggerezza della commedia, ma il risultato finale è altalenante. Nonostante l’eccellente cast, guidato da Fabrice Luchini e Catherine Frot, il film non riesce a spingersi oltre un approccio superficiale e poco incisivo.
L’apertura, con la scena al ristorante, offre un promettente punto di partenza, ma presto il ritmo rallenta, con eventi prevedibili e situazioni che non approfondiscono i conflitti. Luchini, pur offrendo una performance solida, resta ancorato alla sua nota teatralità, mentre Frot riesce a toccare corde emotive più profonde, donando al suo personaggio una toccante autenticità.
Dal punto di vista narrativo, la pellicola scivola su cliché e manca di coraggio nel trattare temi potenzialmente esplosivi. La campagna elettorale del protagonista, che avrebbe potuto diventare un interessante campo di battaglia per esplorare le tensioni tra progresso e conservatorismo, viene liquidata in modo frettoloso e poco credibile. Anche l’opportunità di utilizzare il carnevale di Dunkerque come metafora visiva dell’inversione dei ruoli e della fluidità di genere viene sprecata.
In definitiva, Un Homme Heureux è una commedia che, pur avendo buone intenzioni e un’importante tematica sociale, si accontenta di essere gradevole e conciliatoria, senza mai osare davvero. Sebbene possa contribuire a sensibilizzare il pubblico, resta lontano dai capolavori che, come A qualcuno piace caldo, hanno saputo affrontare le dinamiche di genere con intelligenza e ironia.