The substance
The substance (2024) USA di Coralie Fargeat
Elisabeth Sparkle, una star di Hollywood, vede la propria fama dissolversi con l’avanzare dell’età. Un tempo regina del fitness televisivo, si ritrova spodestata dal suo show da un dirigente senza scrupoli. Fuori dal mondo dello spettacolo, la sua esistenza appare desolante. Alla disperata ricerca di un modo per riconquistare il successo e la bellezza perduti, Elisabeth scopre The Substance, un misterioso fluido verde che le permette di generare una versione più giovane e seducente di sé stessa: Sue. Il processo, tuttavia, ha un prezzo: per mantenere l’equilibrio tra le due entità, devono alternarsi ogni sette giorni, senza eccezioni.
Con The Substance, il suo secondo lungometraggio, Coralie Fargeat torna dietro la macchina da presa con un’opera che fonde body horror, critica sociale e una messa in scena visivamente curatissima. Protagonista è Demi Moore nei panni di Elisabeth Sparkle.
Il film si muove tra suggestioni visive forti e citazioni dichiarate: dalle inquietanti dinamiche di Dorian Gray e Dr. Jekyll and Mr. Hyde, fino ai richiami a Carrie, Alien e Shining. L’estetica è uno dei punti di forza dell’opera: la fotografia di Benjamin Kracun avvolge la storia in colori saturi e simbolici, dalle sfumature gotiche del blu ai rossi sanguigni, creando un contrasto tra il fascino patinato della superficie e il terrore che si nasconde sotto di essa. In questo, The Substance conferma la capacità di Fargeat di costruire un immaginario potente e stilizzato.
Demi Moore regala un’interpretazione intensa e fisica, incarnando con dedizione la disperazione e la fragilità di Elisabeth. Tuttavia, la sceneggiatura non approfondisce del tutto la sua parabola emotiva, lasciando il personaggio intrappolato in un’archetipo già visto: la donna che lotta contro il tempo e la propria immagine riflessa in uno specchio deformante. Anche il sottotesto della narrazione, che sembra voler criticare le pressioni estetiche e sociali imposte alle donne, risulta meno incisivo del previsto, soffocato dall’accumulo di riferimenti cinematografici che rendono il film stilisticamente accattivante ma tematicamente dispersivo. Il finale appare poi frettoloso e fin troppo prevedibile.
Nonostante una durata forse eccessiva e una riflessione meno strutturata di quanto potrebbe sembrare, The Substance rimane un’esperienza visivamente interessante. Fargeat dimostra ancora una volta il suo talento nella regia e nel montaggio, costruendo un horror che, pur non innovando del tutto il genere, regala momenti di autentico impatto.
