La memoria dell’assassino
La memoria dell’assassino (2023) USA di Michael Keaton
John Knox è un sicario esperto e brillante, ma la sua vita prende una svolta inaspettata quando gli viene diagnosticata una rara forma di demenza aggressiva. Con solo poche settimane a disposizione prima che la sua mente crolli del tutto, si trova costretto a mettere in ordine la sua esistenza. Tuttavia, i suoi piani vengono sconvolti dall’arrivo improvviso del figlio Miles, in fuga dopo aver ucciso l’uomo che ha aggredito sua figlia. Tra ricordi confusi, vecchie conoscenze e un’indagine della polizia che si stringe intorno a lui, Knox dovrà affrontare il suo passato.
Con La memoria dell’assassino, Michael Keaton torna dietro la macchina da presa e propone un thriller con una premessa interessante e un protagonista dal buon potenziale. Il film mescola il noir alla riflessione esistenziale, raccontando la lotta di un uomo con un passato oscuro che si trova improvvisamente a fare i conti con la propria mente in declino. Pur con alcuni difetti, il film riesce a mantenere un discreto equilibrio tra tensione e dramma personale.
John Knox è un personaggio intrigante: un sicario dal passato complesso, colto e meticoloso, che deve affrontare non solo i pericoli esterni, ma anche il deterioramento della propria identità. Keaton interpreta il ruolo con sobrietà ed eleganza, offrendo un’interpretazione solida, sebbene talvolta troppo contenuta. Il rapporto con il figlio, pur non esplorato in maniera approfondita, aggiunge una dimensione emotiva alla storia e fornisce alcuni momenti coinvolgenti.
La regia di Keaton è funzionale, senza particolari guizzi visivi ma con una costruzione narrativa che tiene vivo l’interesse. Se da un lato la fotografia e il montaggio non brillano per originalità, il film riesce comunque a evocare un’atmosfera adeguatamente cupa e malinconica, in linea con la tematica della memoria che si sgretola. Le scene d’azione, sebbene non particolarmente spettacolari, sono ben gestite e funzionali alla trama.
Uno degli aspetti più interessanti del film è la tensione psicologica che pervade la narrazione. Anche se alcune deviazioni di trama, come l’approfondimento sulla detective interpretata da Suzy Nakamura, distolgono un po’ troppo l’attenzione dal protagonista, il film riesce comunque a mantenere una coerenza tematica. Il personaggio della detective, pur con un ruolo marginale, aggiunge una sottotrama che offre qualche spunto interessante, anche se non del tutto necessario.
