Miss Sloane – Giochi di potere

Il nostro parere

Miss Sloane – Giochi di potere (2016) USA di John Madden


“Miss Sloane” ci introduce al mondo spietato del lobbying politico di Washington D.C., seguendo le vicende di Elizabeth Sloane, una lobbista di successo nota per la sua astuzia e il suo implacabile pragmatismo. La narrazione prende avvio quando, impiegata presso una prestigiosa società di lobbying conservatrice, le viene chiesto di appoggiare la potente lobby delle armi nella sua opposizione a una nuova legislazione volta a introdurre maggiori controlli sull’acquisto di armi da fuoco. In un atto di rottura, Sloane decide di abbandonare la sua posizione e di portare con sé gran parte del suo team, unendosi a un’organizzazione di lobbying più piccola, guidata da Rodolfo Schmidt. Il loro obiettivo diventa ora quello di promuovere attivamente l’approvazione del controverso disegno di legge sul controllo delle armi, scontrandosi apertamente con i suoi ex datori di lavoro e i loro potenti alleati. Il film si sviluppa attraverso un’alternanza tra le udienze al Senato, che indagano sulle presunte attività illecite di Miss Sloane, e gli eventi che l’hanno condotta a tale punto, svelando le complesse strategie e i sacrifici personali della protagonista.


Il film si configura come un approfondito studio di carattere, più che un semplice thriller politico. La figura di Elizabeth Sloane è delineata con sfumature complesse e spesso enigmatiche. Lontana dall’essere un’idealista o un’attivista spinta da profonde convinzioni politiche, Sloane è mossa unicamente dalla determinazione di vincere. Questa filosofia, che verbalizza esplicitamente in diverse occasioni, la porta a compiere azioni estreme, manipolando e sacrificando chiunque si frapponga tra lei e il suo obiettivo, inclusi i suoi collaboratori più stretti. Tale approccio, sebbene moralmente ambiguo, la rende un personaggio affascinante e inusuale nel panorama cinematografico. La sua vita personale è quasi inesistente, segnata da un’insonnia cronica e dall’uso di stimolanti, che ne sottolineano la dedizione totalizzante al lavoro. Le sue interazioni sociali sono spesso goffe, quasi a indicare una profonda difficoltà nelle relazioni umane al di fuori della sfera professionale.

Il regista John Madden, con la collaborazione del direttore della fotografia Sebastian Blenkov, eccelle nel ritrarre visivamente la figura di Chastain, esaltandone la pelle chiara, le labbra rosse e la silhouette distintiva, quasi a voler sottolineare la sua natura “distaccata” e iconica all’interno dell’ambiente di potere. Tuttavia, l’interpretazione di Jessica Chastain, pur essendo visivamente efficace, a volte assume una qualità quasi “piatta” nella vocalità, cosa insolita per l’attrice, che in altri ruoli ha dimostrato una ben maggiore gamma espressiva. Questo, unito a una sceneggiatura che in alcuni punti fatica a raggiungere la fluidità dei dialoghi “sorkiniani”, rende le scene corali meno incisive rispetto a quelle in cui Miss Sloane agisce da sola o in interazioni più intime.

Il film esplora la natura del lobbying come arte della previsione e della contromossa strategica, un gioco di scacchi dove anticipare l’avversario è la chiave. Viene messo in luce il potere incontrollato di queste agenzie, che pur non essendo elette, esercitano un’influenza notevole sulle decisioni politiche. “Miss Sloane” svela le dinamiche dietro le quinte del potere, la retorica e il “neolinguaggio” (come lo definirebbe Orwell) usato per mascherare la realtà e la manipolazione. Sebbene il film denunci la corruzione e il cinismo insiti nel sistema, mantiene una vena di fiducia nelle istituzioni e nella possibilità che la verità emerga attraverso i meccanismi dello stato di diritto. Il suo principale merito risiede proprio nel mostrare la fragilità di questa fiducia e la costante necessità di vigilanza. In un’epoca in cui la percezione pubblica della politica è sempre più complessa, “Miss Sloane” offre uno spaccato, seppur romanzato, delle sfide e delle ambiguità che definiscono il panorama politico contemporan

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