Ballerina
Ballerina (2025) USA di Len Wiseman
Eve Macarro, dopo aver perso la famiglia per mano di un’organizzazione criminale, viene accolta dalla Ruska Roma, un gruppo di letali ballerine-assassine. Addestrata per diventare una professionista del mestiere, si imbarca in una missione di vendetta contro il Cancelliere, il misterioso capo dell’organizzazione che le ha distrutto la vita. Il suo percorso incrocia anche figure note del mondo di John Wick, come Winston, e si scontra con una serie di pericoli e scelte difficili.
C’è un detto che dice “se non puoi batterli, unisciti a loro”, ma in questo caso la cosa non funziona. Forse è più un “se sei uno spin-off di una saga di culto come John Wick, allora sei fregato”. La povera Ballerina, infatti, si ritrova con l’eredità di una delle saghe action più amate e rispettate degli ultimi anni, e il paragone è impietoso, quasi un tiro al bersaglio. Nonostante l’impegno evidente, questo film fatica a stare in piedi sulle sue punte, inciampando spesso.
Iniziamo dalla trama, che invece di essere minimale e al servizio dell’azione come nei film di John Wick, è qui più convenzionale e, a tratti, un po’ noiosa. La vendetta, già vista e rivista, per la morte di un papà è un cliché che non aggiunge nulla di nuovo. A questo si aggiungono dei dialoghi che farebbero cadere le braccia, piatti e pieni di frasi fatte che non hanno il brio né il carisma di un Baba Yaga che, senza troppe parole, riesce a esprimere più di mille discorsi. La scrittura è superficiale e pigra, e si vede. Anche Ana de Armas, che pure ha dimostrato di avere un certo carisma, qui sembra bloccata in un ruolo monodimensionale, privo di quel guizzo che l’ha resa irresistibile in altri film.
Non è che non ci si sia provato. Le riprese non sono andate lisce, anzi, ci sono voluti un bel po’ di reshoot, e si sente la mano del produttore Chad Stahelski che ha cercato di raddrizzare la barca in corsa. Il risultato è un film diviso a metà, con la prima parte che soffre di una regia debole e un montaggio caotico, fatto di stacchi rapidissimi e telecamere tremolanti, un trucco da prestigiatore per nascondere coreografie non proprio all’altezza. Ma, come per magia, nella seconda metà qualcosa cambia. Forse lo spirito di John Wick ha dato una spinta e l’azione si fa più pulita, serrata e, cosa più importante, divertente. Non mancano scene spettacolari, come quella in un ristorante coperto di neve, che ricordano il perché amiamo questo universo.
Il film, inoltre, si becca il premio per il più grande utilizzo di “fan service”. L’apparizione di Keanu Reeves, sebbene sia stata sbandierata ovunque, sembra più un contentino per i fan che una necessità narrativa, ma il suo carisma è indiscutibile e, anche in pochi minuti, dimostra di essere ancora il re del Gun Fu. Nonostante le debolezze, Ballerina alla fine fa il suo dovere: offre un’azione spensierata, caotica e senza pretese, specialmente nell’ultimo atto, dove Eve viene braccata da un intero villaggio di gente che la vuole morta. Forse non sarà all’altezza del suo “maestro”, ma in fondo è un ponte, un modo per passare da un film all’altro senza troppi pensieri. Magari ci si poteva aspettare di più, ma a volte, per un po’ di sano e scanzonato casino, questo basta e avanza.
A un certo punto, anche il più devoto dei fan si stufa di sospendere l’incredulità. Per quattro film con John Wick ci siamo divertiti (talvolta) a vedere un tizio che fa fuori mezzo mondo per un cane, ma adesso, dopo tanti massacri in luoghi sempre più spiritati e fantasiosi, ci si aspetta qualcosa di più. Non basta infilare un po’ di acrobazie e sparatorie a raffica per fare una buona storia. Il cinema, anche quello d’azione, ha bisogno di un’anima, di un motore che lo spinga avanti, altrimenti si rischia di avere solo un bel contenitore vuoto, che magari accontenta la vista ma non il cervello.
