Come fratelli
Come fratelli (2025) ITA di Antonio Padovan
Melissa e Sabrina, due amiche inseparabili sin dall’infanzia, aspettano entrambe un figlio quasi contemporaneamente. I loro mariti, Giorgio e Alessandro, non capiscono fino in fondo il legame profondo tra le due donne. Ma un tragico incidente le porta via, costringendo i due uomini a convivere e a crescere insieme i loro bambini, Samuele e Michele. Quando la vita sembra aver trovato un nuovo equilibrio, un inaspettato incontro di Alessandro con una nuova donna, Noel, metterà in crisi il loro legame.
Sembra che Antonio Padovan, dopo averci regalato piccole perle come Finché c’è prosecco c’è speranza e Il grande passo, ci riprovi con un’altra storia che ti accarezza il cuore ma ti stringe un po’ lo stomaco. Se c’è una cosa che il regista sa fare bene è raccontare le relazioni umane senza sbattere la testa contro un muro di retorica. Questa volta, lo fa partendo da un dramma mica da ridere: due mariti che perdono le rispettive mogli, e si ritrovano a fare i padri single, uno per l’altro.
La trama, all’apparenza, potrebbe suonare come un deja-vu, una di quelle solite minestre riscaldate che il cinema italiano ci propina ogni tanto. Invece, la pellicola si affida a una sceneggiatura, scritta da Martino Coli, che ha l’irriverenza e la leggerezza giuste per trattare un tema pesante. I dialoghi sono naturali, mai forzati, e riescono a bilanciare le risate con i momenti di commozione. La direzione è discreta, non si mette mai in mezzo per farsi notare, ma si concentra sul racconto, lasciando che i personaggi e le loro emozioni parlino da sé. In modo particolare sono splendidi i due bambini che sono stati guidati benissimo nell’interpretazione.
I due protagonisti, Pier Paolo Spollon e Francesco Centorame, formano una coppia che funziona. Spollon, con il suo personaggio apparentemente scanzonato, nasconde una fragilità che l’amico più rigido e trattenuto, interpretato da Centorame, riesce a compensare. Il loro rapporto, fatto di complicità ma anche di conflitti, è il vero cuore del film e viene spezzato dall’arrivo di Ludovica Martino, che nel ruolo di Noel diventa l’elemento di rottura, ma anche di riunione, che costringe la coppia di amici a fare i conti con se stessi e con il futuro. La fotografia di Nicola Saraval, con i suoi toni caldi e le sue inquadrature intime, avvolge la storia in un’atmosfera accogliente, quasi come se lo spettatore fosse un ospite nella loro casa improvvisata. Insomma, un film che parla di perdite, ma che in realtà è un inno alla rinascita, un promemoria che la vita, anche quando ti butta giù, trova sempre un modo per farti rialzare.
