Clean

Il nostro parere

Clean (2021) USA di Paul Solet


Clean è un netturbino dal passato oscuro che percorre le strade gelide di Utica, New York, cercando di espiare i propri peccati attraverso una routine metodica e solitaria. La sua fragile quiete si spezza quando, per difendere una giovane vicina che gli ricorda la figlia perduta, scatena le ire di un boss del narcotraffico locale. Il conflitto lo costringerà a rispolverare la violenza che aveva giurato di abbandonare, trasformando la sua missione di pulizia urbana in una brutale epurazione di sangue.


C’è qualcosa di profondamente malinconico nell’osservare un premio Oscar come Adrien Brody farsi carico di ogni singolo reparto di un film: attore, produttore, co-sceneggiatore e persino compositore della colonna sonora. Clean è chiaramente un labor of love, un progetto viscerale che però soffre della sindrome del “troppo controllo”.

Dal punto di vista puramente formale, il film vive di una fotografia desaturata e livida, capace di restituire la matericità del degrado industriale. Brody, con la sua maschera facciale unica e quegli occhi che sembrano aver visto troppi abissi, lavora egregiamente per sottrazione. È un attore che comunica attraverso il peso del corpo e la precisione dei gesti—si veda la cura quasi feticista nelle sequenze in cui ripara oggetti di scarto. Tuttavia, questa ricercatezza estetica viene puntualmente sabotata da una voice-over ridondante e sentenziosa, che scimmiotta il Travis Bickle di Taxi Driver senza averne la medesima necessità narrativa, spiegando allo spettatore ciò che l’immagine aveva già brillantemente suggerito.

Tecnicamente, la pellicola oscilla tra il dramma intimista e il revenge movie più derivativo. Se la prima parte si concede tempi dilatati e una gestione del montaggio quasi contemplativa, la seconda vira bruscamente verso un’estetica da B-movie iper-violento. Le coreografie degli scontri, pur essendo “sporche” e d’impatto grazie a un sound design viscerale che enfatizza ogni osso rotto, mancano di quell’estro visivo che ha reso iconici i vari John Wick. La regia di Solet si affida a flashback stilisticamente sovraccarichi che finiscono per depotenziare il pathos invece di alimentarlo. È un film che “pulisce” bene la superficie, ma dimentica di scrostare il fondo di un genere ormai saturo di eroi tormentati in cerca di redenzione.

 

Potrebbero interessarti anche...

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *