Bambi – Una vita nei boschi

Il nostro parere

Bambi – Una vita nei boschi (2024) FRA di Michel Fessler


Il film segue la parabola esistenziale di Bambi, un giovane cervo nato nel cuore di una foresta francese. Guidato da una madre amorevole, il piccolo impara a conoscere i ritmi della natura e i pericoli che la abitano, dai predatori naturali all’ombra minacciosa dell’uomo. Attraverso la perdita, l’incontro con il padre (il Grande Principe) e il susseguirsi delle stagioni, Bambi compie il suo viaggio di maturazione fino a diventare, a sua volta, il custode del bosco.


Sotto il profilo tecnico, l’opera di Fessler è un saggio di pazienza cinematografica. Girato prevalentemente nel Parco Animal Contact di Muriel Bec, il film si affida a una fotografia (firmata da Daniel Meyer e Patrick Wack) che predilige la luce naturale e una profondità di campo che esalta la texture del sottobosco. È encomiabile la scelta di non utilizzare la CGI per umanizzare i volti: gli animali restano animali, con la loro inespressività solo apparente che diventa un invito all’interpretazione delle emozioni.

Il montaggio è fluido, quasi contemplativo, e asseconda il ritmo biologico della foresta più che quello frenetico del cinema di consumo. Tuttavia, il film soffre di una piccola “crisi d’identità” narrativa: la presenza costante della voce fuori campo (che nella versione italiana ha il timbro monocorde di Francesca Michielin) tende a spiegare ciò che le immagini già dicono con prepotenza. In alcuni passaggi, il didascalismo soffoca il pathos, trasformando quello che potrebbe essere un poema visivo puro in un ibrido tra il documentario romanzato e il coming-of-age.

Nota di merito per la colonna sonora di Laurent Perez Del Mar, che utilizza un impianto sinfonico classico per sottolineare i momenti di tensione, pur rischiando talvolta un eccesso di enfasi melodrammatica. Nonostante queste piccole sbavature, l’opera rimane una lezione di estetica naturalistica, capace di restituirci la crudeltà e la bellezza del ciclo vitale senza i filtri edulcorati della “fabbrica dei sogni”, pur non riuscendo a dare un impatto significativo alle immagini.

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