Venom – The last dance

Il nostro parere

Venom – The last dance (2024) USA di Kelly Marcel


Nel terzo capitolo della saga, Eddie Brock e il suo alter ego simbiotico Venom si trovano di nuovo in fuga. Questa volta, sono inseguiti da creature mostruose inviate dal sinistro Knull, il creatore dei simbionti, deciso a liberarsi dalla prigionia grazie al legame unico tra Eddie e Venom. Tra fughe spettacolari e momenti di puro caos, il duo cerca di salvare sé stesso e il mondo intero.


Il film funziona meglio quando si abbandona alla sua assurda comicità e al caos che caratterizza il rapporto tra Eddie e Venom. Tuttavia, questi momenti spassosi sono troppo rari, lasciando spesso spazio a sequenze meno coinvolgenti che rallentano il ritmo del film.

Tom Hardy, alla sua terza interpretazione del giornalista Eddie Brock e del suo simbionte, dimostra ancora una volta il suo impegno totale nel ruolo. L’attore riesce a portare sullo schermo un personaggio bizzarro e irriverente, trasformando ogni scena con una dose di energia fuori dagli schemi. Tuttavia, il film si perde quando devia dal suo punto di forza: il dinamico rapporto tra Eddie e Venom. Scene ambientate in un laboratorio sotterraneo, con personaggi interpretati da talenti del calibro di Juno Temple e Chiwetel Ejiofor, risultano piatte e dimenticabili, sprecando il potenziale di entrambi gli attori.

Kelly Marcel, al suo debutto come regista, non riesce a trovare un equilibrio tra i toni scanzonati e le nuove ambizioni narrative. Le sequenze di azione, tra cui una lotta su un aereo a 10.000 metri d’altezza o una rocambolesca fuga nel deserto, hanno potenzialità visiva ma vengono interrotte troppo presto, spezzando il ritmo. Anche la qualità degli effetti visivi è altalenante: le battaglie sembrano spesso un amalgama confuso di blob colorati, privi della chiarezza necessaria per apprezzare davvero l’azione.

L’elemento più deludente, però, è la trama che ruota attorno a Knull, il creatore dei simbionti. Sebbene l’idea di renderli il “McGuffin” della loro stessa storia sia intrigante, l’esposizione iniziale è troppo cupa e la narrazione fatica a mantenere un tono coerente. Persino i momenti più promettenti, come l’apparizione della simpatica Mrs. Chen o un bizzarro viaggio on the road con una famiglia hippie, vengono trattati con superficialità.

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