Delta
Delta (2022) ITA di Michele Vannucci
Nel profondo del delta del Po, un labirinto di canali e nebbie perenni, il conflitto serpeggia minaccioso. Da un lato ci sono i pescatori locali, che da generazioni vivono di quelle acque, oggi rese sempre più povere e inquinate. Dall’altro, una banda di bracconieri provenienti dall’Est, che non vanno tanto per il sottile, depredando il fiume con ogni mezzo pur di tirare avanti. In mezzo, l’eterno outsider Elia, che ha trovato una nuova famiglia tra i “forestieri” e ora è in prima linea nella lotta per la sopravvivenza. I destini di Elia e Osso, un ambientalista locale, si incrociano in una spirale di violenza che mette in discussione ogni senso di giustizia, in un luogo dove la legge è un concetto vago e la vendetta l’unico giudice.
Michele Vannucci porta sul grande schermo un’opera ruvida e selvaggia, un neo-western padano che ti sbatte in faccia la brutalità di una lotta per la sopravvivenza. La storia si snoda in un paesaggio plumbeo e affascinante, dove la nebbia non è solo un elemento atmosferico, ma una vera e propria metafora delle anime tormentate dei protagonisti. L’aria è densa di un’atmosfera da thriller che avvolge lo spettatore, in un crescendo di tensione che culmina in un duello senza esclusione di colpi.
Sebbene il film pecchi un po’ per la superficialità con cui tratteggia alcuni personaggi secondari, come il barista o le due figure femminili, i due protagonisti, interpretati molto bene da Alessandro Borghi e Luigi Lo Cascio, sono il cuore pulsante di tutta la narrazione. Borghi, con la sua maschera di malinconia istintiva, e Lo Cascio, che incarna alla perfezione la discesa nella follia di un uomo che perde la bussola, offrono una performance energica e credibile. La regia di Vannucci, abile nel far dialogare il paesaggio con le emozioni dei personaggi, sfrutta appieno il potenziale visivo del delta del Po, trasformandolo in un palcoscenico per un dramma collettivo che si fa sempre più personale. Il risultato è un film intenso, che ti tiene incollato alla poltrona, e che non ha paura di sporcarsi le mani con i lati più oscuri dell’animo umano.
