Troppo cattivi 2
Troppo cattivi 2 (2025) USA di Pierre Perifel e JP Sans
Cinque anni dopo l’esaltante rapina al Cairo, la Banda dei Cattivi — Mr. Wolf (Sam Rockwell), Mr. Snake, Mr. Shark, Mr. Piranha e Ms. Tarantula — si sforza con risultati deprimenti di abbracciare la retta via come “Bravi Ragazzi”. Proprio quando si crogiolano nell’anonimato e nelle scatolette di ravioli, un’abile gang femminile li incastra per una serie di furti di alto profilo (l’oggetto del desiderio è un misterioso metallo). Costretti a ripulire il loro nome e a collaborare con le nuove rivali/alleate, i nostri antieroi si ritrovano coinvolti in un “ultimo colpo” sempre più caotico che, con una progressione quasi parodistica della sindrome da sequel, li catapulta letteralmente nello spazio profondo.
Il sequel DreamWorks, diretto da Pierre Perifel, si muove con un piede sull’acceleratore e l’altro sulla nostalgia. Dal punto di vista della direzione artistica, mantiene intatta la sua carta vincente: lo stile visivo ibrido, angolare e l’energia cinetica dell’animazione contemporanea. L’ambientazione nella Los Angeles urbana e multiculturale è resa con una palette di colori vibrante, come l’episodio Lucha Libre.
Tuttavia, l’espediente “spaziale” che arriva già al secondo capitolo, solitamente riserva dei franchise logori (Fast & Furious docet), segnala una preoccupante sforzo narrativo. Se l’apertura al Cairo promette un affascinante heist movie fatto di montaggi serrati, la sezione centrale si perde in una complessità inutile del plot. La necessità di introdurre una nuova squadra di antagoniste (o presunte tali) e di riportare in scena l’immancabile Professor Marmalade, finisce per affollare il registro emotivo e drammatico, diluendo l’attenzione sui legami centrali della banda (la dinamica Wolf/Snake, ad esempio, è sacrificata).
La sceneggiatura, purtroppo, sembra cedere all’eccessiva dipendenza da gag infantili, come l’onnipresente flatulenza di Piranha che diventa incredibilmente il carburante per il climax spaziale, è un passo indietro rispetto all’ironia sofisticata del primo film. L’azione si fa sempre più caciarona e meno ancorata a stakes emotivi chiari. L’interrogativo fondamentale che sorge durante l’ultimo atto è proprio: “Qual è la vera posta in gioco?”, dato che i nuovi villain sono mossi da pura, banale avidità.
Se DreamWorks ha garantito ancora una volta una qualità tecnica e di character design encomiabile, Troppo cattivi 2 si scontra con una crisi d’idee. È un film che, pur essendo bello da vedere, si rivela dispendioso in termini di intreccio e scarsamente memorabile nel cuore del suo mélo da buddy movie. Si attende un terzo capitolo, già ampiamente suggerito, sperando che i nostri antieroi tornino con i piedi per terra, letteralmente e metaforicamente.
