Un regime islamico si instaura nell’antica città di Timbuktu, mentre un pastore, Kidane, osserva dall’esterno cosa accade. Un tragico incidente pone la sua pacifica realtà a contatto con la violenza cieca.
Giunto persino nella cinquina dei candidati all’Oscar 2015 per il miglior film straniero, Timbuktu è un dramma lirico e dolente con cui Sissako mostra la jihad nel suo portato di dolore e crudeltà su popolazioni che desiderano vivere in pace, ritornando alla serenità degli anni precedenti a questa recrudescenza integralista.
Il regista mauritano rappresenta il mondo della Jihad rigettando ogni forma di retorica, mostrando nella sua brutale semplicità la povertà intellettuale dell’ideologia oltranzista che porta gli uomini a compiere ogni sorta di nefandezza in nome di una visione meschina, ristretta e oscurantista della vita. Il suo punto di vista è etico e morale. girato in un paesaggio di abbagliante bellezza, con ritmi lenti ma ricchi di un movimento interno che sorprende.