Questione di karma
Questione di karma (2017) ITA di Edoardo Falcone
Giacomo è il rampollo di una ricca famiglia di industriali di matite, traumatizzato dal suicidio del padre avvenuto quando era solo un ragazzino. Per superare il dolore si convince che il genitore si sia reincarnato e, con l’aiuto di un anziano esoterista, rintraccia quello che pensa essere il suo nuovo sé: Mario Pitagora, un truffatore squattrinato e pieno di debiti. Un incontro che darà inizio a una serie di guai e fraintendimenti, destinati a mescolare le carte del destino di entrambi.
La nuova commedia all’italiana, quella che dovrebbe essere un po’ la gallina dalle uova d’oro della nostra cinematografia, vive una fase di stanchezza che si fa sempre più evidente. Le idee sembrano ristagnare e si ha spesso la sensazione di assistere a una sorta di replay di film già visti. È in questo contesto che si inserisce Questione di karma, che cerca la fortuna con la collaudatissima formula della coppia di protagonisti scombinata e il solito contrasto tra ricchi e poveri, ingenui e furbetti. Nonostante la produzione sia di prim’ordine e il budget non sia risicato, il film non riesce a decollare.
Fabio De Luigi, nei panni dell’ingenuo Giacomo, riesce a dare un po’ di spessore a un personaggio che altrimenti risulterebbe piatto, grazie a quell’understatement stralunato che lo contraddistingue e lo rende credibile. L’attore si conferma adeguato per un ruolo del genere e fa il suo lavoro in maniera più che onorevole. Discorso diverso per Elio Germano, che interpreta il truffatore Pitagora. Sebbene sia un attore di grande talento, qui si limita a indossare la maschera di una “simpatica canaglia” fatta di cliché, senza mai uscire dagli stereotipi del genere. Sembra quasi che l’attore, abituato a ruoli più impegnativi, si sia sentito un po’ fuori posto in una commedia che non lo valorizza appieno, e si adagi su una recitazione derivativa e poco originale.
Tra i pochi a dare un tocco di autenticità c’è Isabella Ragonese, che interpreta la sorella di De Luigi. Il suo personaggio, inizialmente una manager fredda e calcolatrice, si apre alla spiritualità del fratello, e l’attrice le conferisce una sensibilità che la fa uscire dal guscio della “post-borghese” e le dona una certa profondità.
Il problema principale del film è una sceneggiatura debole che si trascina, incapace di trovare la giusta direzione e di creare una vera alchimia tra i protagonisti. Le dinamiche tra i due attori non funzionano, i tempi comici sono assenti e il film non strappa risate, limitandosi a qualche sorriso di circostanza. Falcone cerca di risolvere il problema coprendo le lacune della narrazione con una musichetta accomodante che si ripete all’infinito.
Questione di karma non decolla mai, resta ancorato a una serie di formule stantie e a una struttura narrativa che non regge il confronto con il buon cinema di genere. Se la regia non è un problema insormontabile, la scrittura superficiale e la mancanza di una vera tensione comica lo sono eccome. L’impressione è che si sia cercato di mettere insieme una coppia di attori di successo, nella speranza che bastassero a fare il botteghino, senza preoccuparsi di fornire loro un buon materiale su cui lavorare. Si salvano giusto De Luigi e Ragonese, che con la loro interpretazione riescono a rendere i loro personaggi minimamente interessanti, anche se non sempre convincenti.
