Proposta indecente
Proposta indecente (1993) USA di Adrian Lyne
Un architetto squattrinato e la sua dolce metà, agente immobiliare di lusso, si ritrovano con le pezze al sedere a causa di un mercato immobiliare ballerino. Tentano la fortuna a Las Vegas, ma la dea bendata gli volta le spalle. Proprio quando la disperazione sembra l’unica via, un miliardario con un debole per la protagonista fa una proposta che definire “indecente” è un eufemismo: un milione di dollari per una notte con lei. La coppia, inizialmente scandalizzata, cede alla tentazione, scatenando un terremoto di dubbi, silenzi e nuove “attenzioni” che mettono a dura prova il loro amore.
Se si cerca un esempio di cinema insipido e pretestuoso, “Proposta Indecente” si candida con forza al podio. L’intera premessa è risibile e lo sviluppo narrativo non fa altro che peggiorare le cose. I personaggi sono macchiette bidimensionali, privi di qualsiasi spessore psicologico credibile. La protagonista femminile oscilla tra l’oca giuliva e la santa martire senza mai convincere, il marito è un patetico ammasso di insicurezze e il miliardario di turno sembra uscito da una pubblicità di profumi dozzinali.
Le interpretazioni degli attori sono semplicemente imbarazzanti. Demi Moore vaga sullo schermo con un’espressione costantemente indecifrabile, incapace di trasmettere la benché minima emozione. Woody Harrelson gigioneggia in modo irritante, sforzandosi di apparire tormentato ma riuscendo solo a risultare ridicolo. Quanto a Robert Redford, il suo carisma leggendario si scontra con un ruolo scritto così male da renderlo quasi grottesco. La regia è anonima e priva di qualsiasi guizzo, limitandosi a illustrare in modo pedestre una sceneggiatura inconsistente e piena di dialoghi insipidi. Il ritmo è soporifero e le sequenze “emozionanti” strappano al massimo qualche sbadiglio. In definitiva, “Proposta Indecente” non è altro che un polpettone indigesto, un’accozzaglia di luoghi comuni e situazioni prevedibili che non lascia assolutamente nulla allo spettatore, se non la vaga sensazione di aver sprecato un paio d’ore della propria esistenza.
