Monkey man

Il nostro parere

Monkey man (2024) USA/INDIA di Dev Patel


Un uomo, che ha appena finito di scontare la sua pena in prigione in India, fatica a rientrare nella realtà di tutti i giorni, scontrandosi con un sistema guidato dall’avidità aziendale che praticamente non lascia spazio ad alcuna spiritualità.


In Monkey Man, il protagonista anonimo interpretato da Dev Patel tenta una fuga spettacolare dopo aver scatenato il caos in un lussuoso grattacielo. Un salto contro una finestra promette un momento di spettacolarità, ma il vetro resta intatto, e il personaggio cade rovinosamente a terra. Questo fallimento umano in un contesto di azione ultraviolenta è uno degli elementi più distintivi del film, concepito e diretto dallo stesso Patel.

Patel, noto per The Millionaire e Lion, si cala nei panni di un combattente di strada sottovalutato, trasformando la propria vulnerabilità in un punto di forza. Le scene di combattimento, energiche e crudeli, evitano il virtuosismo estetico, trasmettendo un reale senso di pericolo. In un momento particolarmente brutale, il protagonista usa i denti per spingere una lama, una scelta tanto scioccante quanto applaudita.

Il copione, co-scritto dal regista, soffre di una narrazione più prevedibile. Flashback dettagliati raccontano il passato del protagonista, segnato dall’omicidio della madre per mano di Rana, ora alleato di un leader politico ispirato all’Hindutva. Gli elementi spirituali e mitologici, come il richiamo a Hanuman, sono solo accennati, senza uno sviluppo pieno.

Monkey Man trova i suoi punti di forza nella crudezza e nella direzione energica, confermando Patel come una presenza autentica nel cinema d’azione.

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