La treccia
La treccia (2023) FRA di Laetitia Colombani
La vita di tre donne apparentemente distanti tra loro. Smita, indiana di umili origini, svolge un lavoro degradante per sopravvivere e sogna un futuro migliore per sua figlia. Dopo un evento traumatico a scuola, decide di sfidare il destino con un viaggio ricco di insidie. Giulia, giovane italiana, lavora con il padre nel laboratorio di parrucche di famiglia, ma un incidente cambia il corso della sua esistenza, costringendola a prendere in mano le redini dell’attività. Sarah, avvocatessa canadese di successo e madre single, scopre che la sua stanchezza nasconde una diagnosi spaventosa, mettendo a rischio la sua brillante carriera e il suo ruolo di genitore.
Laetitia Colombani adatta per il grande schermo il proprio romanzo, dando vita a un dramma emozionante che intreccia destini femminili in tre angoli del mondo. Il film si distingue per un montaggio dinamico e un ritmo che accelera progressivamente senza mai risultare caotico. Tuttavia, se la costruzione della narrazione è ingegnosa, le singole vicende presentano qualche limite.
Il percorso di Smita e sua figlia è inizialmente coinvolgente, ma la loro odissea manca di una vera tensione. L’incontro con un uomo la cui insistenza dovrebbe trasmettere inquietudine si risolve con troppa rapidità, privando la scena di impatto emotivo. La storia di Giulia soffre di un’eccessiva dispersione narrativa: troppi eventi significativi – il coma del padre, la crisi finanziaria, una relazione complicata – si susseguono senza il giusto approfondimento, portando a risoluzioni affrettate.
Di contro, il segmento dedicato a Sarah si distingue per una costruzione solida e un’intensità emotiva palpabile. La protagonista cerca disperatamente di mantenere in piedi la propria esistenza mentre il pericolo incombe, e Kim Raver offre un’interpretazione intensa, capace di restituire la solitudine e la fragilità del personaggio con grande autenticità.
La treccia propone un intreccio narrativo affascinante e ben ritmato, ma la qualità delle tre storie è disomogenea. Mentre il dramma di Sarah brilla per pathos e tensione, le altre due vicende si rivelano meno incisive, lasciando un senso di incompletezza che ne compromette l’efficacia complessiva.
