Borderlands

Il nostro parere

Borderlands (2024) USA di Eli Roth


Lilith, una cacciatrice di taglie, viene assoldata da Atlas per recuperare sua figlia Tina, rapita da Roland. Insieme a Claptrap, Tannis e Krieg, Lilith intraprende un viaggio su Pandora per salvare Tina e svelare il segreto di una leggendaria cripta. Il gruppo dovrà affrontare numerosi pericoli e nemici per portare a termine la missione. La ricerca della cripta scatena una serie di conflitti tra i vari personaggi.


“Borderlands”, l’adattamento cinematografico del popolare franchise videoludico, si manifesta come un’opera ibrida, un tentativo di coniugare l’estetica pulp e l’umorismo dissacrante del materiale originale con un approccio registico che, pur ambendo a una certa spettacolarità, si rivela intrinsecamente fallace. Eli Roth, noto per le sue incursioni nel genere horror, sembra smarrito nella transizione verso un universo narrativo così peculiare, incapace di coglierne le sfumature e di tradurle in un linguaggio cinematografico coerente.

La sceneggiatura, frutto di un travagliato processo di riscrittura, si distingue per la sua discontinuità, alternando momenti di presunta ilarità a sequenze di azione confuse e prive di impatto. I personaggi, pur mantenendo alcuni tratti iconici, appaiono svuotati della loro complessità, ridotti a mere caricature di se stessi. Il dialogo, spesso infarcito di battute forzate e riferimenti pop datati, non contribuisce a elevare la qualità della narrazione, che si dipana in maniera prevedibile e priva di guizzi originali.

La regia di Roth si rivela particolarmente deficitaria nella gestione delle sequenze d’azione, che appaiono caotiche e prive di coerenza spaziale. L’utilizzo eccessivo di effetti speciali digitali, spesso di dubbia qualità, non riesce a mascherare la superficialità della messa in scena, che si traduce in un’esperienza visiva confusa e priva di coinvolgimento.

L’interpretazione del cast, pur vantando nomi di richiamo, si attesta su livelli mediocri. Cate Blanchett, in particolare, sembra vagare smarrita in un ruolo che non le si addice, incapace di conferire al personaggio di Lilith la complessità e il carisma necessari. Kevin Hart, pur cercando di sfruttare il suo talento comico, si trova intrappolato in un personaggio bidimensionale, privo di spessore psicologico. Non aiuta certamente l’uso di stereotipi ormai noti (Il buono urlante? La bambina geniale e petulante che sembra la bambola assassina? Il malvagio che vuole conquistare il mondo?) per dare un senso alla trama anche se un senso non ce l’ha.

La colonna sonora, pur mantenendo alcuni temi iconici del videogioco, si rivela eccessivamente invasiva, sovrastando i dialoghi e disturbando la fruizione delle sequenze d’azione. Il montaggio sonoro, inoltre, si distingue per la sua discontinuità, alternando momenti di silenzio a sequenze di rumore assordante, senza una logica apparente.

 

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