Kung Fu Panda 4
Kung Fu Panda 4 (2024) USA di Mike Mitchell
Dopo che Po è stato scelto per diventare il leader spirituale della Valle della Pace, ha bisogno di trovare e addestrare un nuovo Guerriero del Drago, mentre una malvagia maga progetta di riprendere tutti i cattivi maestri che Po ha sconfitto nel regno degli spiriti.
La domanda sorge spontanea: era davvero necessario aggiungere un altro capitolo alla saga di Kung Fu Panda? Dopo un finale appagante nel 2016, in cui Po trovava la sua strada come Guerriero Dragone, il quarto film fatica a giustificare la propria esistenza.
Mentre i primi tre episodi si distinguevano per l’equilibrio tra comicità, delicatezza e profondità spirituale, questa nuova avventura sembra smarrire il proprio fulcro. Le eleganti sequenze animate e l’umorismo raffinato, capaci di coinvolgere sia grandi che piccoli, sono stati soppiantati da un ritmo incalzante e da gag più superficiali, mirate principalmente ai più giovani.
La regia di Mike Mitchell (Trolls, The LEGO Movie 2) e Stephanie Ma Stine risulta affrettata, sacrificando occasioni di suspense e momenti comici per dare spazio a scene d’azione frenetiche. Un esempio è la gag visiva del toro in una bottega di porcellane, che passa così rapidamente da non lasciare tempo per apprezzarne i dettagli.
Dal punto di vista narrativo, la trama appare artificiosa. L’idea che Shifu decida di passare a Po il ruolo di guida spirituale del villaggio, dopo un periodo relativamente breve, risulta poco convincente. Inoltre, l’audizione per trovare un successore non riesce a lasciare un impatto emotivo, trasformandosi in una scena rapidamente dimenticabile.
L’introduzione della nuova antagonista, la strega mutaforma Chameleon (doppiata con intensità da Viola Davis), ricalca meccanismi già visti. Il suo piano, che prevede il furto del Bastone della Saggezza per assorbire i poteri dei nemici del Regno degli Spiriti, ricorda troppo quello del villain del terzo capitolo. Anche i nuovi personaggi, come la volpe ladra Zhen (doppiata da Awkwafina), non riescono a compensare l’assenza dei Cinque Cicloni, il cui spirito di squadra era l’anima delle avventure precedenti.
La mancanza di originalità emerge anche nell’ambientazione. La città di Juniper, con le sue vie strette e i mercati affollati, non riesce a replicare la magia visiva che aveva caratterizzato le location dei capitoli precedenti. Persino i due padri di Po, che in passato avevano un ruolo adorabile e significativo, sono ridotti a una sottotrama poco incisiva.
