Gli immortali
Gli immortali (2024) ITA di Anne Riita Ciccone
Chiara, giovane tecnico delle luci in una compagnia teatrale, lavora alla messinscena delle “Baccanti” di Euripide. La sua esistenza scorre tra il rapporto intenso, ma fragile, con la sua compagna e un senso di inquietudine latente che sembra avvolgere ogni suo gesto. L’improvviso ritorno del padre Vittorio, ex viaggiatore incallito ora senza lavoro e malato, la costringe a confrontarsi con un passato doloroso e con la necessità di ricostruire un legame ormai logoro. Nel tentativo di affrontare il declino del genitore, Chiara si trova a vivere un’odissea ospedaliera tanto surreale quanto angosciante.
Con “Gli immortali”, Anne Riitta Ciccone si avventura in un racconto che intreccia mito e realtà, portando sullo schermo un dramma familiare permeato da suggestioni oniriche e riflessioni esistenziali. La protagonista, interpretata con straordinaria intensità da Gelsomina Pascucci, si muove tra il dolore della perdita imminente e un contesto che sembra amplificare il suo senso di spaesamento. Il padre, interpretato da David Coco, incarna una figura al tempo stesso ironica e tragica, un uomo che ha inseguito la libertà personale a scapito degli affetti e che ora si confronta con l’inesorabilità della malattia.
L’elemento teatrale non è un semplice sfondo, ma un filtro attraverso cui la regista amplifica il senso di disorientamento della protagonista. Le visioni di Chiara, ossessionata dalla presenza delle Baccanti, si intrecciano con la crudezza della realtà ospedaliera, in un gioco di rimandi che riflette la perdita di punti di riferimento. L’ospedale stesso, dipinto come un luogo fatiscente e privo di umanità, diventa metafora di un sistema in crisi, una sorta di limbo dove la malattia e la burocrazia si fondono in un incubo kafkiano.
Pur non essendo privo di qualche squilibrio narrativo, il film si distingue per la sua capacità di mescolare generi e suggestioni diverse. Il racconto familiare si fonde con un sottotesto quasi fantascientifico, mentre il teatro diventa uno strumento di indagine psicologica e simbolica. La colonna sonora dei BowLand accompagna con efficacia l’atmosfera sospesa del film, contribuendo a renderlo un’esperienza sensoriale avvolgente.
Ciccone dimostra ancora una volta la sua attitudine a costruire un cinema che si nutre di stratificazioni e contaminazioni, evitando l’autocompiacimento autobiografico e spingendosi verso un’indagine più ampia sul dolore, l’assenza e la ricerca di un senso nell’impermanenza della vita. “Gli immortali” è un’opera che, pur nelle sue imperfezioni, riesce a colpire per la sua sincerità e per la profondità con cui esplora il legame tra passato e presente, tra ciò che è stato e ciò che non potrà più essere.
