Gli indesiderabili
Gli indesiderabili (2023) FRA di Ladj Ly
Nei primi anni 2000, un quartiere popolare della periferia parigina si trova al centro di una battaglia senza esclusione di colpi. L’amministrazione comunale ha deciso di radere al suolo l’edificio dove Haby è cresciuta, per far posto a una riqualificazione che sa tanto di gentrificazione mascherata. La giovane attivista si oppone con tutte le sue forze, scatenando una guerra di nervi con il sindaco Pierre Forges, che dietro la facciata progressista cela un’avidità senza scrupoli. In un contesto già incendiario, la tensione tra cittadini e istituzioni si fa insostenibile.
Ladj Ly torna con Gli indesiderabili, un’opera che si autoproclama militante ma che inciampa in ogni possibile stereotipo sulla lotta di classe e si impantana nelle sue stesse ambizioni.. Ci risiamo con i buoni poveri e i cattivi ricchi, con la solita retorica della periferia abbandonata e i politici corrotti. Non che il problema non esista, ma dipingerlo con la sottigliezza di un martello pneumatico non aiuta nessuno!
La prima parte del film regge. C’è un realismo crudo, sporco, palpabile. Le riprese nei vicoli angusti e negli appartamenti degradati restituiscono una sensazione di soffocamento autentico, e il lavoro documentaristico di Ly è ancora efficace. Ma appena il film si mette in testa di raccontare una storia, si sfalda. Il sindaco che diventa un despota nel giro di due scene, i soliti dialoghi imbottiti di slogan, la giovane protagonista che sembra un eroe senza macchia e senza dubbi. Davvero dobbiamo sorbirci ancora una volta questa contrapposizione binaria tra oppressi e oppressori, senza il minimo sforzo di scavo psicologico?
E poi la regia. Ly si affida a droni e movimenti di macchina sofisticati, sperando che bastino a darci l’illusione di qualcosa di grande. Ma la verità è che le scene più tese sono anche le più forzate. La polizia che sgombera la discarica abusiva? Messa in scena con la delicatezza di un pugno in faccia. Il finale con il sindaco travestito da Babbo Natale che festeggia mentre un disperato urla sotto la neve? Patetico. Non è così che si trasmette la rabbia, è così che si cade nel ridicolo.
Il cast fa quello che può, con Anta Diaw e Alexis Manenti che danno vita ai loro ruoli con intensità. Alcune sequenze colpiscono, come la scena in cui gli abitanti svuotano l’edificio lanciando tutto dalle finestre: un momento che trasuda disperazione autentica. Ma non basta. Quando tutto il resto è prevedibile e appesantito da una scrittura che non lascia spazio alla complessità, anche i momenti migliori si perdono.
Ly aveva tra le mani un tema esplosivo, una storia che meritava di essere raccontata con onestà e profondità. Invece, ha scelto di mettersi a urlare slogan facili e a schiacciare tutto sotto il peso di un melodramma che non lascia spazio alla riflessione. Gli indesiderabili non è un brutto film, ma spreca il suo potenziale.
