10 film per ricordare Mariangela Melato

Ricordare una grande attrice scomparsa a 71 anni dopo che l’hanno fatto televisioni, radio e giornali è difficile. L’unica soluzione è affidarsi alle immagini dopo aver evidenziato, però, come una delle più grandi attrici italiane sia stata praticamente dimenticata dal cinema negli ultimi venti anni. Dopo un’intensissima carriera che negli anni settanta le ha fruttato notorietà e ruoli apprezzati ovunque, la nostra cinematografia si è sbarazzata della Melato lasciandola al teatro. Questo a dimostrare la pochezza generale delle pellicole fatte, a confermare la mancanza di originalità, di inventiva della quasi totalità della nostra produzione.

Negli ultimi venti anni solo cinque film e qualche apparizione televisiva, anche significativa. Film in cui lei si ritagliava spazi immensi, legati alla sua bravura. Purtroppo, però, nonostante i nomi illustri (Monicelli, Giuseppe Bertolucci, Zaccaro, Rubini) il successo è stato relativo, se non nullo. Meglio il teatro, allora, dove la sua dimensione di artista completa, capace di svariare dal tragico al comico con bravura e stile poteva dispiegarsi completamente.

Nella lista non è presente il bel film di Pupi Avati, Aiutami a sognare, perchè non siamo riusciti a trovare altro che la colonna sonora. Anche quella, però, avrebbe meritato l’onore della citazione.

La Melato ha avuto anche la possibilità di affermarsi negli Stati Uniti, grazie al successo dei film della Wertmuller che le hanno fatto provare l’ebbrezza, effimera, del successo oltreoceano. Vogliamo anche citarla, prima dei 10 film ritenuti migliori, per un capolavoro camp come Flash Gordon (1980). Vogliamo anche salutarla, perchè siamo più poveri senza di lei.

10. Di che segno sei? (1975) di Sergio Corbucci. Simpatica commedia danzerina in cui la Melato rivaleggia  con Adriano Celentano. Sapeva ballare molto bene, oltre che cantare e recitare. Un’altra prova della sua estrema versatilità.

9. La poliziotta (1974) di Steno. Commedia amara sulla condizione sociale ed umana della donna. Il titolo è poi servito per il filone erotico degli anni settanta, ma non c’entra nulla con la produzione successiva. Steno tratteggia il ritratto di un’Italia corrotta, malata di maschilismo idiota e piena di preconcetti. Come non dargli ragione ancora oggi?

8. La classe operaia va in paradiso (1971) di Elio Petri. Ritratto di un ceto sociale forse oggi scomparso pieno di amarezza e di disperazione. Caposaldo del cinema impegnato e prova maiuscola della Melato, questa volta operaia schiacciata dall’alienazione e desiderosa dell’elevazione sociale. Il film è bellissimo, ma la posizione un po’ defilata in questa “classifica” è dovuta al ruolo essenziale di Volontè. La Melato è “a latere”, ma non meno brava.

7. Filumena Marturano (2010) Film TV di Franza di Rosa. E’ l’occasione per parlare dell’amore immenso che nutriva per il teatro,  luogo da cui è partita per la sua carriera e dove ha concluso, senza rimpianti e con classe. Da Ronconi al teatro leggero, dal Piccolo Teatro alla televisione, dal varietà ai duetti con il compagno della vita Renzo Arbore. In questo caso, almeno, la Rai le ha dato l’ultima occasione per essere ammirata da un vasto pubblico.

6. Lo chiameremo Andrea (1972) di Vittorio De Sica. Una delle ultime opere del maestro. La coppia Melato-Manfredi funziona ottimamente con una comicità stralunata, Zavattininiana fin nel profondo e, per questo, un po’ trascurata. Da riscoprire.

5. Il gatto (1977) di Luigi Comencini. Altro partner (Tognazzi) altro regalo: ancora un ruolo sopra le righe per divertire il pubblico. Un altro maestro alla regia che ci insegna come parlare della nostra disgraziata nazione, partendo da due fratelli pazzi e nevrotici, da un gatto impiccione e da tante annotazioni sociali che costruiscono un immenso dipinto di come eravamo e siamo.

4. Film d’amore e d’anarchia (1973) di Lina Wertmuller. Ai primi posti la coppia formata con Giannini e diretta dalla Wertmuller.  Cominciamo con questo film uscito dalle mani della nostra migliore regista con grazia, intelligenza e “furbizia”. Premio come miglior attore a Cannes e tanto successo per i due. Lo sguardo della Wertmuller ci parla di amore e di libertà, con sorrisi e lacrime.

3. Mimì metallurgico ferito nell’onore (1973) di Lina Wertmuller. Il sodalizio con Giannini e la Wertmuller ci regala un altro ritratto italiano, questa volta sposandosi con la corruzione, la mafia e la volontà, sempre frustrata, di avere giustizia. Altro grande successo.

2. Dimenticare Venezia (1979) di Franco Brusati. Film dolente diretto da un bravo regista quasi completamente dimenticato. I protagonisti sono persi nelle loro ambiguità sessuali, in un piccolo mondo borghese destinato a scomparire. La traumatica morte della zia precipita il tutto. Le critiche furono un po’ ingenerose, ma ci fu la soddisfazione della candidatura all’Oscar. Pur essendo un film minore, la Melato è bravissima.

1. Travolti da un insolito destino nell’azzurro mare d’agosto (1974) di Lina Wertmuller. Tutti hanno usato queste immagini per ricordare la sua carriera cinematografica. Difficile dargli torto se addirittura Madonna ha cercato nel suo disgraziatissimo Swept Away di scimmiottare la boriosa signora milanese che la Melato ha costruito. Tra le pietre della Sardegna lei e Giannini hanno creato due archetipi, due icone che resteranno nella storia del cinema italiano e, speriamo, mondiale.

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