Senza sangue
Senza sangue (2024) USA di Angelina Jolie
Una bambina assiste al brutale omicidio del padre e del fratello, un evento che devierà per sempre il corso della sua esistenza. A distanza di anni, la donna torna sui luoghi di quella tragedia cercando una vendetta che non le porterà pace. Il film narra il suo incontro con uno dei responsabili del massacro, un uomo che all’epoca, pur essendo tra i carnefici, le risparmiò la vita, ignaro delle conseguenze che quel gesto avrebbe avuto sul suo futuro.
Dal punto di vista della regia, Angelina Jolie sembra privilegiare una narrazione visiva che assume un ruolo preponderante, quasi soverchiante rispetto al contenuto narrativo. La fotografia, curata da Seamus McGarvey, è caratterizzata da una predominanza di penombra e oscurità, con rari momenti di luce intensa, come il rallenty iniziale della protagonista sull’altalena, che simboleggia un’ultima, fugace istantanea di felicità perduta. Questo approccio stilistico, sebbene tecnicamente notevole, mette in evidenza un’eccessiva inclinazione verso un estetismo fine a sé stesso.
La dicotomia tra la qualità dell’immagine e la povertà della trama costituisce uno degli aspetti più critici dell’opera. Il film, concepito come un “racconto-parabola”, si svolge principalmente attraverso un lungo e statico dialogo tra i due protagonisti, interpretati da Salma Hayek e Demián Bichir. A dispetto del potenziale drammatico e delle premesse narrative, la tensione tra i personaggi non si concretizza mai pienamente, riducendosi a un’interazione prolissa e priva di dinamismo.
I flashback, utilizzati per ricostruire gli eventi passati, spezzano il ritmo narrativo senza arricchire in modo significativo la psicologia dei personaggi, lasciandoli bidimensionali e poco sviluppati. A differenza dei precedenti lavori di Jolie, come Unbroken, che dimostravano una maggiore ambizione e un’immersione profonda nelle tematiche belliche, in Senza sangue la regista sembra limitarsi a un esercizio di stile, dove la cura formale prevale sulla sostanza. Il risultato è un’opera che, pur non presentando difetti tecnici evidenti, si rivela superficiale e incapace di coinvolgere emotivamente lo spettatore, suggerendo che il suo contenuto sarebbe stato più efficace se condensato in un formato più breve, come un cortometraggio.
