Mr Morfina

Il nostro parere

Mr Morfina (2025) USA di Dan Berk e Robert Olsen


Nate è un bancario con una maledizione genetica che gli impedisce di provare qualsiasi dolore fisico, un’insensibilità che lo costringe a vivere con estrema cautela per non morire dissanguato per un taglietto non notato. La sua vita, meticolosa e priva di rischi, viene stravolta quando la collega per cui ha una cotta, la pimpante Sherry, viene rapita durante una rapina in banca. Spinto da un amore sconsiderato e quasi patetico, Nate si lancia in un inseguimento folle attraverso la città, trasformandosi in una specie di vendicatore maldestro e invincibile che incassa colpi, ferite e fratture senza battere ciglio pur di riavere la sua amata.


Questo film è un coacervo di premesse intriganti sprecate per via di una foga incomprensibile. L’idea di un eroe che non sente il dolore ma che è costantemente a rischio di crepare per la sua condizione era oro colato, ma viene gestita con superficialità. Dopo aver introdotto il protagonista come un ossessivo compulsivo che vive blindato per la sua malattia, il film si dimentica completamente di questa vulnerabilità, riducendo la sua condizione a un mero trucco per giustificare una violenza assurda e caricaturale. Tutta la tensione potenziale si scioglie come neve al sole.

Gli sforzi di mescolare l’azione più truculenta con l’umorismo grottesco raggiungono risultati molto diseguali. Si assiste a un’esposizione esagerata di ossa rotte, ustioni e ferite da arma da fuoco che, per quanto messe in scena con mestiere tecnico, non riescono a mascherare la piattezza del resto. Le scene d’azione, pur dinamiche e coreografate, sembrano messe lì solo per mostrare quanto Nate sia disposto a farsi a pezzi, senza una vera progressione emotiva o narrativa. È un continuo tirare la corda sulla brutalità gratuita.

Il vero tendine d’Achille è la presunta “storia d’amore” che dovrebbe essere il motore di questa folle corsa. La chimica tra i due protagonisti, Jack Quaid e Amber Midthunder, è inesistente. Il loro legame appare forzato e insignificante che la disperazione di Nate nel salvarla risulta risibile e priva di qualsiasi empatia da parte dello spettatore. Se l’amore è il cuore pulsante del film, in questo caso batte come un orologio rotto. Jack Quaid si impegna a dare al suo personaggio una certa dose di simpatia da sfigato, ma è un fuoco di paglia in un’opera che naviga a vista tra dialoghi banali, svolte prevedibili e l’incapacità di elevare la sua trama sopra la media del B-movie d’azione.

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