Miller’s girl
Miller’s girl (2024) USA di Jade Halley Bartlett
Cairo Sweet, una studentessa brillante e ribelle, accetta un incarico apparentemente innocuo dal suo affascinante professore di scrittura, Jonathan Miller. Quello che inizia come un semplice compito si trasforma presto in un intreccio di segreti e tensioni latenti. La linea tra il docente e la giovane diciottenne si fa sempre più sfocata, mentre entrambi si trovano coinvolti in una dinamica che li metterà alla prova ben oltre le aspettative.
Mentre “Miller’s Girl” sbarca nei cinema, il film ha già sollevato polemiche durante la sua uscita negli Stati Uniti. Al centro dell’attenzione ci sono le scene controverse tra Jenna Ortega, 21 anni, e il suo co-protagonista Martin Freeman, di trentun anni più grande. La pellicola cerca di costruire una tensione intensa tra i due protagonisti, ma il divario anagrafico non passa inosservato e alimenta ulteriormente il dibattito sulla natura della loro relazione. Se da un lato la storia potrebbe affascinare alcuni spettatori, dall’altro lascia un senso di disagio che non tutti apprezzeranno.
Jenna Ortega, ormai una presenza fissa nel genere thriller e gotico, interpreta una studentessa enigmatica e ambiziosa, capace di attirare l’attenzione con il solo sguardo. La sua performance conferisce al personaggio un’aria di mistero che gioca con la percezione dello spettatore, lasciandolo in bilico tra ciò che è reale e ciò che è pura manipolazione. Accanto a lei, Martin Freeman offre un’interpretazione che si discosta dai suoi ruoli più convenzionali, vestendo i panni di un insegnante apparentemente rispettabile che, nel corso del film, si lascia trascinare in una spirale sempre più oscura. Sebbene entrambi gli attori riescano a rendere credibile il rapporto tra i loro personaggi, la sceneggiatura non sempre li supporta adeguatamente, risultando a tratti eccessivamente artificiosa.
Uno dei principali problemi del film è la gestione della tensione narrativa. La storia sembra voler costruire un crescendo emotivo, ma spesso l’intensità accumulata si disperde, lasciando spazio a momenti di staticità che appesantiscono il ritmo. Inoltre, chi si aspetta scene particolarmente audaci potrebbe rimanere deluso: più che sulla fisicità, il film punta sulle suggestioni, lasciando alla fantasia dello spettatore il compito di riempire i vuoti.
“Miller’s Girl” è un’opera che si muove tra provocazione e introspezione, senza riuscire a eccellere in nessuna delle due direzioni. Ortega e Freeman mettono in campo il loro talento, ma non riescono a sopperire alle debolezze di una trama che avrebbe potuto essere più incisiva. Un film che divide e che, pur trattando un tema spinoso, finisce per risultare meno audace di quanto avrebbe potuto essere.
