Il vento soffia dove vuole
Il vento soffia dove vuole (2023) ITA di Marco Righi
Antimo, un giovane di paese dall’aria mite e dai modi devoti: la sua routine, fatta di faccende in casa, lavoro nei campi e Messe domenicali, viene scossa dall’incontro con Lazzaro, un bracciante analfabeta che vede la vita in modo molto più crudo e selvaggio. Antimo, con un passato da seminarista interrotto chissà perché, decide di farsi maestro di fede per Lazzaro. Peccato che la sua non sia esattamente la religione insegnata dal parroco del paese, e le sue lezioni prendono una piega sempre più personale ed eretica, portando i due su una strada di non ritorno.
Righi non ha paura di buttarsi a capofitto nella teologia, e si vede. Il film è pieno di riferimenti, citazioni e domande esistenziali che a volte lasciano lo spettatore un po’ spaesato, come se fosse entrato in un dibattito filosofico senza aver studiato. La trama, volutamente lenta e rarefatta, cerca di farci entrare nella testa di Antimo, un personaggio così tormentato che rischia di scivolare via come un’anguilla, senza mai farsi afferrare del tutto. Non si capisce bene cosa lo spinga, se il trauma per la morte della madre (che non si sa se sia finita in Paradiso, visto che ha smesso di pregare), o il semplice fatto di aver trovato un discepolo in un uomo che, nel suo candore quasi bestiale, è l’opposto di lui.
Il film inciampa proprio sul protagonista. Antimo, che dovrebbe reggere l’intero peso della narrazione, finisce per essere un’entità sfuggente, quasi irrisolvibile. Le sue motivazioni restano nel limbo, e lo spettatore si ritrova a vagare nella sua mente senza trovare una risposta. È un film ambizioso che si perde in una sottigliezza eccessiva: tanti i dettagli lasciati in sospeso, come l’assenza del padre di Antimo, e altri che sembrano messi lì a caso, come il feticismo per i vestiti della madre. Insomma, un’opera che ha il coraggio di affrontare temi pesanti con uno stile rigoroso, ma che, a forza di voler lasciare tutto nel non detto, finisce per sembrare un esercizio di stile un po’ inconcludente.
