Ice road – La vendetta
Ice road – La vendetta (2025) USA di Jonathan Hensleigh
La pellicola segue le peripezie di Mike McCann, un camionista con un debole per le strade di ghiaccio che si ritrova a dover affrontare un dolore terribile dopo la morte del fratello. Per onorarne l’ultimo desiderio, l’uomo si imbarca in un viaggio per portare le sue ceneri in cima al Monte Everest. Il tragitto però si trasforma ben presto in una corsa contro il tempo e contro un manipolo di cattivoni che non si faranno scrupoli per fermarlo.
Eccoci di nuovo a parlare di Liam Neeson, l’attore che negli ultimi quindici anni ha praticamente costruito una carriera parallela a forza di film d’azione senza infamia né lode. Con una filmografia così fitta, si fa fatica a distinguerli l’uno dall’altro. Questo, in teoria, dovrebbe essere un seguito di The Ice Road del 2021, ma la connessione è talmente labile che si fa fatica a vederla. Se nel primo film Neeson guidava un camion su una strada di ghiaccio in Canada, qui ci ritroviamo in Nepal, a bordo di un autobus su una strada di montagna, con l’assenza totale di ghiaccio.
L’idea alla base del film è il solito pretesto per mettere in moto un’altra avventura fatta di inseguimenti e pugni. Neeson, nei panni del tormentato Mike McCann, deve portare a termine il desiderio postumo del fratello: spargere le sue ceneri sulla cima del Monte Everest. Un’impresa non da poco, ma il nostro eroe sembra accettarla senza battere ciglio. Già l’inizio è un po’ ridicolo, con Neeson che si arrampica su una montagna in solitaria per poi scoprire che era un flashback in cui si sentiva in colpa per non aver salvato il fratello. L’avventura comincia in un coloratissimo autobus di Kathmandu, dove il nostro eroe e la sua guida, Dhani, incontrano un gruppo di personaggi poco plausibili e un’intera banda di mercenari che irrompe sulla scena per rapire uno dei passeggeri.
Quello che segue è un susseguirsi di sequenze d’azione confusionarie e poco convincenti. I combattimenti sono lenti e coreografati in maniera imbarazzante. Ci sono esplosioni generate al computer che sembrano uscite da un videogame di vent’anni fa e sparatorie in cui i protagonisti si muovono come se fossero in un campo di tiro al piccione. Sembra che nessuno abbia idea di cosa stia facendo, compreso Neeson, che appare stanco e svogliato, quasi come se volesse solo finire in fretta le riprese per incassare l’assegno.
La trama, poi, è un ammasso di cliché. Ci sono i cattivi che vogliono costruire una diga, il ragazzino che si è messo nei guai e una serie di personaggi di contorno che appaiono e scompaiono senza lasciare il segno. Perfino la figlia del professore americano, inizialmente burbera e attaccata al cellulare, si trasforma in una specie di cecchino provetto senza alcuna spiegazione. Sebbene il film si prenda molto sul serio, le situazioni al limite dell’assurdo finiscono per renderlo involontariamente comico. Invece di farci provare tensione, ci fanno sorridere.
Per dirla tutta, The Ice Road: La vendetta non ha nulla che non si possa trovare in una qualsiasi delle altre decine di pellicole d’azione che Neeson ha girato negli ultimi anni, e quasi tutte sono state migliori di questa. Forse è arrivato il momento che Neeson trovi un’altra strada e lasci perdere le vie ghiacciate.
