Il corpo
Il corpo (2024) ITA di Vincenzo Alfieri
La narrazione prende avvio con la morte di Rebecca Zuin, una facoltosa donna d’affari. Il suo corpo scompare misteriosamente dall’obitorio poco prima dell’autopsia programmata. Il marito, Bruno, appare sospettosamente distaccato, una reazione presto giustificata dalla rivelazione della sua relazione extraconiugale con Diana. L’ispettore capo Cosser, un uomo segnato dalla perdita della moglie e afflitto da problemi di gestione della rabbia, identifica Bruno come il principale sospettato. La trama si sviluppa attraverso un complesso intreccio di segreti, menzogne e inaspettate scoperte, complicata da eventi esterni come un incidente stradale notturno che coinvolge il guardiano dell’obitorio, fuggito in preda al panico.
Il corpo, remake dell’omonimo film spagnolo diretto nel 2012 da Oriol Paulo, si distingue per una partenza dinamica, immergendo lo spettatore direttamente nel mistero della morte di Rebecca Zuin. L’introduzione del marito Bruno e della sua relazione con Diana stabilisce rapidamente le dinamiche iniziali. La scelta di ambientare gran parte dell’azione sotto una pioggia torrenziale accentua l’atmosfera tesa e claustrofobica.
Un elemento chiave della costruzione narrativa è l’uso del flashback. Questi non sono semplici digressioni temporali, ma strumenti complessi che ridefiniscono continuamente la comprensione degli eventi da parte dello spettatore. Esempi significativi includono il flashback del matrimonio tra Rebecca e Bruno, dove un crudele scherzo della donna altera la percezione del loro rapporto, o l’introduzione della cognata di Rebecca, coinvolta sia sentimentalmente con Bruno che professionalmente nelle indagini, aggiungendo ulteriori strati di potenziale movente e ambiguità. La capacità del regista Vincenzo Alfieri di manipolare la prospettiva attraverso i flashback, persino presentando “bugie” come verità percepite, dimostra una notevole padronanza della tecnica narrativa.
L’azione si concentra prevalentemente all’obitorio, dove Bruno viene interrogato dall’ispettore. Qui, la ripetizione di scene cruciali, come quella del guardiano notturno che scopre il cadavere e viene attaccato da un misterioso aggressore, ma con personaggi diversi che assumono il ruolo dell’aggressore in ogni riproposizione, è un espediente narrativo che amplifica l’incertezza e la complessità della trama. Tutti i fili narrativi si ricongiungono in un finale coerente, sebbene estremamente difficile da anticipare
Per quanto riguarda le interpretazioni, Andrea Di Luigi, nel ruolo di Bruno, offre una performance che oscilla tra l’iniziale distacco e una maggiore profondità nei flashback, dove il suo personaggio si mostra più vulnerabile. Giuseppe Battiston, nei panni dell’ispettore Cosser, domina la scena con una presenza innegabile e una performance intensa. Nonostante la sua bravura, anche il suo personaggio, per quanto ben interpretato, è talvolta costretto in dinamiche narrative poco convincenti che ne indeboliscono la caratterizzazione. Gli altri personaggi, in particolare quelli femminili, sono purtroppo relegati a ruoli marginali e poco sviluppati, quasi funzionali unicamente a fornire informazioni di trama, senza un vero spessore.
Il corpo è un thriller che, pur ambendo a stimolare lo spettatore con un intricato rompicapo, inciampa significativamente nella sua ricerca spasmodica della sorpresa a discapito della plausibilità. La sua struttura narrativa, eccessivamente dipendente da twist e capovolgimenti, genera più confusione che genuina suspense, lasciando allo spettatore una sensazione di forzatura e artificio. Nonostante alcune innegabili qualità tecniche e le buone prove attoriali dei protagonisti, il film fatica a mantenere la coerenza interna, rendendo l’esperienza complessiva meno soddisfacente di quanto le premesse avrebbero potuto suggerire.
