G20
G20 (2025) USA di Patricia Riggen
In Sudafrica, durante un summit del G20 con nobili intenti di debellare la fame nel globo, un manipolo di figuri poco raccomandabili decide di scombinare i piani. Con una mossa degna di un film d’azione di serie B, prendono in ostaggio quasi tutti i leader mondiali, con la pretesa di incassare una somma di denaro che farebbe impallidire Paperone. Ma la presidentessa degli Stati Uniti, con un passato da militare tosto, non ci sta a farsi mettere i piedi in testa così facilmente.
“G20”? Un déjà-vu action che non si sforza di stupire, ricalcando un cult del genere quasi spudoratamente. La regista Riggen dirige l’azione con mestiere, consapevole di non dover inventare l’acqua calda. La sceneggiatura a più mani è un minestrone di cliché già visti in altri film con presidenti eroici. Per fortuna c’è Viola Davis, un’attrice che buca lo schermo e si diverte un mondo nei panni di una presidentessa tosta. Il suo personaggio non sarà un capolavoro di originalità, ma lei ci crede e trascina con sé lo spettatore.
Antony Starr fa il cattivo con le facce giuste, ma il suo personaggio è un puro archetipo, come del resto tutti gli altri. Il colpo di scena? Arriva prevedibile come il panettone a Natale. La sceneggiatura è un vero fardello, con dialoghi che spiegano l’ovvio e personaggi di cartone. Senza Davis, sarebbe un filmetto da VHS. Ma lei eleva il tutto, regalando qualche sprazzo di interesse. Un film senza pretese, ideale per una serata piovosa.
Uscito in un periodo politicamente “interessante”, “G20” gioca la carta della presidentessa combattiva. La trama ricalca schemi anni ’80/’90, senza la stessa verve di un “Air Force One”. Ma Davis è una garanzia, anche se a volte si vorrebbe più cervello e meno muscoli. I duetti verbali con il cattivo hanno una scintilla che manca al resto del film, un po’ troppo meccanico. Il ritmo è serrato, ma lo sviluppo del rapporto con la figlia è sbrigativo. La sceneggiatura non brilla per originalità, ma Davis compensa con la sua presenza scenica. L’azione è funzionale, il vero piacere sta nel vedere lei, presidente e attrice, prendersi la sua rivincita. Un passatempo senza troppe pretese, che fa sognare un mondo con leader capaci di sistemare le cose a suon di pugni (metaforicamente, si intende).
