Finchè notte non ci separi

Il nostro parere

Finchè notte non ci separi (2024) ITA di Riccardo Antonaroli


Eleonora, osteopata precaria, e Valerio, agente immobiliare aspirante scrittore, appena sposati, vedono la loro prima notte di nozze deragliare a causa di un anello regalo dell’ex di Valerio. La scoperta scatena una crisi in Eleonora, che trascina Valerio in una nottata di peregrinazioni romane. I due, tra Ghetto, centro storico e Testaccio, cercano verità e conferme, incontrando personaggi bizzarri e affrontando le insicurezze del loro rapporto. La notte, che doveva sancire la loro unione, diventa un viaggio tra segreti e rivelazioni.


“Finché notte non ci separi” di Riccardo Antonaroli, sequel di “Honeymood”, si propone come una commedia romantica urbana, che esplora le dinamiche di coppia e le incertezze di una generazione. Tuttavia, il film mostra diverse criticità. La sceneggiatura, pur avendo spunti interessanti, rimane superficiale, non approfondendo adeguatamente le fragilità e i dubbi dei protagonisti. Il risultato è una narrazione episodica, con una struttura che ricorda un susseguirsi di “sketch” più che una storia fluida.

La Roma notturna, pur essendo una cornice affascinante, non riesce a diventare un personaggio a sé stante, rimanendo spesso uno sfondo da cartolina. Il cast, nonostante le buone interpretazioni, non riesce a elevare la qualità del film, a causa di una scrittura che non offre personaggi pienamente sviluppati. Pilar Fogliati e Filippo Scicchitano offrono una prova convincente, ma i personaggi secondari, pur divertenti, risultano spesso macchiettistici.

Antonaroli dimostra una buona capacità tecnica, con un piano sequenza iniziale degno di nota, ma il suo cinema rimane leggero e popolare. Il ritmo, sostenuto dalla musica di Django Reinhardt, non basta a compensare la mancanza di una compattezza drammaturgica. Il film cerca di offrire uno sguardo disincantato sulla vita di coppia, mostrando le imperfezioni e le insicurezze, ma il risultato è una commedia romantica che non osa andare oltre i cliché del genere, risultando prevedibile e priva di vera originalità.

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