Cattiverie a domicilio

Il nostro parere

Cattiverie a domicilio (2023) UK di Thea Sharrock


Nella tranquilla Littlehampton degli anni ’20, lettere anonime dal contenuto osceno iniziano a perseguitare Edith Swan. La donna accusa immediatamente la sua nuova vicina irlandese, Rose Gooding, madre single dallo spirito indipendente, alimentando i pregiudizi locali. In seguito a un processo sommario, Rose viene ingiustamente incarcerata. Tuttavia, una determinata agente di polizia locale, insospettita dalla situazione, avvia una sua indagine per smascherare il vero autore delle “cattiverie a domicilio” e ristabilire la verità.


Il nuovo film di Thea Sharrock, “Cattiverie a Domicilio” (un titolo che rende bene l’idea!), è come sbirciare dal buco della serratura in un piccolo scandalo di paese inglese di cent’anni fa, ma con una verve comica che ti fa quasi dimenticare quanto potessero essere meschini i vicini dell’epoca. La sceneggiatura di Jonny Sweet è ricca di dialoghi frizzanti e situazioni al limite dell’assurdo, che prendono spunto da una storia vera talmente incredibile da sembrare inventata.

La prima parte ci catapulta subito nel caos scatenato dalle famigerate lettere. Certo, l’escamotage dell’interrogatorio di polizia per raccontare il passato sa un po’ di già visto, ma il ritmo è incalzante e i personaggi così delineati che ci si passa sopra volentieri. L’atmosfera è un mix di eccentricità british e un pizzico di sana cattiveria paesana, ma non mancano momenti in cui l’emozione si fa sentire, soprattutto quando si guarda Rose e la si vede lottare contro un’ingiustizia palese. Edith, con quei genitori che sembrano appena scesi da un ritratto vittoriano, fa quasi tenerezza nella sua rigidità, anche se a volte verrebbe voglia di darle una bella scrollata!

Ma è quando la giovane poliziotta Gladys, una vera eroina in gonnella in un mondo di uomini (e che uomini!), decide di ficcare il naso dove non dovrebbe che il film decolla. Le sue indagini clandestine, con alleati improbabili e appostamenti degni di una spy story amatoriale, sono godibili. E poi c’è la magia della coppia Colman-Buckley: due attrici capaci di illuminare lo schermo anche solo con uno sguardo. La Buckley è un’esplosione di vitalità irlandese, una forza della natura che non si piega ai pregiudizi, mentre la Colman è semplicemente strepitosa nel rendere le mille sfumature di Edith, quella sua apparente innocenza che nasconde un piccolo vulcano interiore.

Nonostante l’ambientazione vintage, “Cattiverie a Domicilio” ha qualcosa di attuale. Ti fa pensare a quanto poco siano cambiate certe dinamiche umane: l’invidia, la voglia di spettegolare, il piacere di vedere gli altri nei guai. Le lettere anonime di allora non sono poi così diverse dalle shitstorm che si scatenano oggi sui social media, dove dietro a un profilo falso si nasconde spesso un piccolo mostro. Il film, con la sua leggerezza apparente, ci pone una domanda scomoda: perché a volte è così facile puntare il dito contro chi semplicemente vive la propria vita con un po’ più di libertà? La risposta, forse, è più amara di quanto si pensi.

 

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