Twisters

Il nostro parere

Twisters (2024) USA di Lee Isaac Chung


In Oklahoma, due gruppi di scienziati inseguono i tornadi, spinti da diverse motivazioni. Tra loro c’è Kate, una meteorologa tormentata da un tragico passato legato alle tempeste. La competizione tra i team si intensifica mentre cercano di svelare i segreti dei cicloni. Nel cuore dei vortici, Kate affronterà i suoi traumi e la potenza della natura. La sua ricerca di risposte si trasformerà in una lotta per la sopravvivenza.


Lee Isaac Chung riprende il vortice del “Twister” di Jan De Bont, ma lo agita con tutt’altra energia. Se l’originale sfrecciava a rotta di collo, con un ritmo incalzante che ricordava la tensione verticale di “Speed”, questo remake sembra più attratto dalle luci stroboscopiche degli effetti speciali, ammiccando a una platea più giovane e forse meno esigente in termini di pura dinamica cinematografica.

Dimenticate la vertigine della velocità che vi teneva col fiato sospeso. Qui ci si immerge in un luna park di effetti visivi, dove i tornado diventano quasi delle attrazioni da ammirare, perdendo un po’ di quella minaccia incombente che serpeggiava nel film del ’96. Chung sembra voler stupire con la grandiosità delle tempeste digitali, sacrificando in parte quella tensione nervosa che De Bont sapeva orchestrare attraverso il montaggio e la messa in scena.

Non che manchi l’azione, intendiamoci. I vortici sono imponenti, le auto volano come coriandoli e gli edifici si sgretolano con fragore digitale. Ma a volte si ha l’impressione di assistere più a una dimostrazione di potenza grafica che a un vero e proprio racconto cinematografico dove il ritmo e le dinamiche tra i personaggi contribuiscono a creare la suspense. È come se Chung avesse preferito concentrarsi sulla spettacolarità del fenomeno naturale, tralasciando un po’ quella sensazione di pericolo imminente e quella frenesia che caratterizzavano l’inseguimento dei tornado nel film precedente.

Il risultato è un’esperienza visivamente impressionante, certo, ma forse un po’ meno visceralmente coinvolgente per chi apprezzava il ritmo serrato e la tensione palpabile del “Twister” originale. Questo nuovo giro di giostra punta più sull’impatto visivo immediato, strizzando l’occhio a un pubblico abituato a effetti speciali sempre più pirotecnici, ma rinunciando in parte a quella sottile alchimia che rendeva il film di De Bont un’esperienza cinematografica così adrenalinica e memorabile.

Come altre pellicole recenti, “Twisters” gioca con la nostalgia ma con spirito nuovo, grazie anche al carisma un po’ nerd di Glen Powell. Anche se Daisy Edgar-Jones ha un approccio più misurato, si crea un contrasto interessante. Gli effetti speciali sono una goduria, soprattutto nella folle scena del cinema. Chung cattura la bellezza selvaggia dell’America e inserisce qualche spunto sociale senza appesantire il tono. Peccato per il finale frettoloso senza un bacio memorabile. Ma tutto sommato, “Twisters” diverte, un gustoso popcorn movie.

 

Potrebbero interessarti anche...

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *