Caddo Lake

Il nostro parere

Caddo Lake (2024) USA di Celine Held, Logan George


Nel mezzo del nulla paludoso del sud degli Stati Uniti, il Caddo Lake è più di un semplice specchio d’acqua: è un vero e proprio labirinto di laghetti e ruscelli, con alberi che si inchinano sull’acqua e che sembrano voler tenere nascosti chissà quali segreti. Qui, tra un groviglio di mangrovie e un pullulare di zanzare, una ragazzina scompare nel nulla, gettando nel panico la sua sorellastra Ellie. Nel frattempo, Paris, un rottamaio tormentato da un lutto irrisolto, cerca risposte a un mistero che lo ossessiona da anni. Le loro storie, apparentemente distanti, si intrecciano in un vortice di eventi che sfida le leggi del tempo, portando a galla verità sconvolgenti e legami inaspettati.


All’inizio, “Caddo Lake” potrebbe sembrare il classico “guilty pleasure”, un frullato di generi che mescola mistero e viaggi nel tempo con spruzzate di fantascienza. Ma se ci si immerge senza paura nel suo flusso sottile, si scopre un mondo ben più complesso. La pellicola si prende tutto il tempo necessario per introdurci a un’analisi di un angolo dimenticato degli Stati Uniti, il paesino che si affaccia sul lago omonimo. L’atmosfera che si respira è quella tipica di certe storie ambientate nel profondo sud, dove la natura e un clima particolare si uniscono al senso di abbandono sociale ed economico. 

Ci troviamo di fronte a famiglie che, tra un rapporto e l’altro, cercano di tenere insieme i pezzi, mentre lottano contro ristrettezze economiche e gli scherzi imprevedibili del meteo. Il cuore del film è un misterioso portale temporale che Ellie e Paris scoprono indipendentemente. Attraverso questo varco, lo spettatore viene catapultato nell’inconscio collettivo di due famiglie, assistendo a un rito di passaggio. Non solo si scopre come un progetto di diga del 1952 abbia gettato le basi commerciali per gli anni a venire, ma anche come si siano formati legami familiari ben diversi da quelli che ci si aspetterebbe nel “presente” del 2022, il tutto complicato da un evento accaduto nel 2003.

Il film intreccia queste dimensioni temporali con una certa naturalezza, creando una realtà cinematografica dove la preghiera per la salvezza è tanto normale quanto un tunnel temporale che si attiva durante la siccità. Questo tunnel non è solo un semplice portale per un’altra epoca, ma uno strumento per capire i pilastri su cui si fonda l’America di oggi, perché ciò che è stato è sempre, in qualche modo, ciò che è. Però, a volte, tutta questa ricchezza di spunti finisce per creare un po’ di confusione nella trama, con qualche filo narrativo che sembra perdersi per strada o non essere sviluppato appieno. Insomma, un peccato di gola narrativa, che non inficia la visione ma può lasciare qualche domanda senza risposta.

Dal punto di vista tecnico, la cinematografia di “Caddo Lake” è un insieme di atmosfere. L’umidità, le nebbie che avvolgono il lago, la luce che filtra tra gli alberi: ogni inquadratura è pensata per immergere lo spettatore in questo ambiente inquietante e suggestivo. La colonna sonora, poi, accompagna il tutto con un’armonia che amplifica il senso di mistero e di ineluttabilità. Le riprese subacquee, seppur non preminenti, contribuiscono a rendere l’acqua un elemento vivo e minaccioso, un vero e proprio personaggio a sé stante.

 

Potrebbero interessarti anche...

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *