A real pain
A real pain (2024) USA di Jesse Eisenberg
Un dolore vero, ma con risate e qualche bizzarria. “A Real Pain” ci sbatte in faccia la storia di David e Benji, due cugini americani che, dopo la morte della nonna, si imbarcano in un pellegrinaggio alquanto insolito in Polonia. Non solo devono affrontare i fantasmi della loro storia familiare ebraica e l’orrore dell’Olocausto, ma si ritrovano anche a fare i conti con i propri demoni personali. David è il classico tipo quadrato, con la testa sulle spalle e una famiglia che lo aspetta a casa, mentre Benji è un tornado di emozioni a piede libero, un anarchico sentimentale senza un soldo ma con una sensibilità fuori dal comune. Insieme, cercano di capire se stessi e il loro legame, scoprendo che a volte, per fare pace col mondo, bisogna prima fare pace col proprio passato.
Jesse Eisenberg, evidentemente, ha capito che nessuno può fare il Jesse Eisenberg meglio di Jesse Eisenberg stesso. Dopo aver provato a “delegare” il suo personaggio tipo a Finn Wolfhard nel suo debutto alla regia, “Quando avrai finito di salvare il mondo” (che, diciamocelo, non ha lasciato il segno), per il suo secondo film dietro la macchina da presa, “A Real Pain”, si è tenuto stretto il ruolo da protagonista. E meno male, perché il risultato è un vero gioiello, un film che ti entra dentro e non ti molla più.
Questa volta, Eisenberg non è solo attore, ma anche sceneggiatore e regista, e si vede. La sua penna è affilata, intelligente, capace di bilanciare momenti di profonda tristezza con scariche di umorismo surreale, senza mai scivolare nel melodramma o nella commedia becera. Il film è un continuo altalena di emozioni, un pugno nello stomaco e una carezza al cuore, il tutto condito da dialoghi che sembrano usciti direttamente dalla vita vera.
Ma il vero focus di “A Real Pain” è Kieran Culkin. Dimenticate Roman Roy di “Succession”, perché qui Culkin si supera. Il suo Benji è un concentrato di follia, sensibilità e spiazzante onestà. È il tipo che ti fa ridere e piangere nel giro di un minuto, quello che dice ad alta voce quello che tutti pensano ma nessuno ha il coraggio di esprimere. Ci sono momenti in cui vorresti dargli uno scapellotto per la sua sfacciataggine, e altri in cui lo abbracceresti per la sua fragilità. Benji è un personaggio che non ha paura di mostrare le sue crepe, e proprio per questo è così dannatamente autentico. Ed è Culkin a renderlo tale, con una performance che è pura magia, capace di farci dimenticare l’attore per farci immergere totalmente nel personaggio. Non è solo il suo istrionismo, ma il modo in cui riesce a trasmettere un mondo interiore complesso con uno sguardo, un gesto, una sfumatura nella voce.
Eisenberg, dal canto suo, non scompare dietro l’esplosività di Culkin. Il suo David è la controparte perfetta, il polo razionale che tenta di tenere a bada il caos di Benji. Senza il suo equilibrio e la sua sottile sensibilità, l’alchimia tra i due non funzionerebbe. È un duetto impeccabile, dove ogni nota è al suo posto, creando un’armonia che risuona a lungo dopo la fine del film.
Il film è stato girato in parte a Majdanek, un vero campo di concentramento, ed è il primo lungometraggio a ricevere questo permesso. Una scelta coraggiosa che aggiunge un ulteriore strato di autenticità e rispetto alla narrazione. Eisenberg usa la musica con estrema delicatezza, scegliendo il silenzio nei momenti più drammatici per lasciare che siano le immagini e le emozioni a parlare. Non c’è un grammo di grasso in questi novanta minuti, ogni inquadratura, ogni battuta, ha il suo peso specifico. La fotografia di Michał Dymek è asciutta ma evocativa, mai invadente, concentrandosi sui volti e sui paesaggi polacchi con un rispetto tangibile.
“A Real Pain” non è un film che urla, ma sussurra, e lo fa con una profondità e una lucidità disarmanti. Ci ricorda che siamo tutti turisti nel dolore altrui, incapaci di comprenderlo appieno, ma capaci di compassione ed empatia. Un’opera che ci tocca nel profondo, facendoci riflettere sul significato del dolore, dell’amore e dei legami che ci tengono uniti, anche quando le nostre vite sembrano andare in direzioni opposte. Un vero e proprio pugno allo stomaco di verità e sensibilità.
