Zootropolis 2
Zootropolis 2 (2025) USA di Jared Bush e Byron Howard
Dopo aver scardinato i pregiudizi sulla catena alimentare nel primo capitolo, Judy Hopps e Nick Wilde tornano in azione come partner ufficiali della polizia. La loro routine viene sconvolta dal furto di un prezioso diario appartenente alla dinastia Lynx, fondatrice dei sistemi climatici della città, proprio durante il gala del centenario. L’indagine li spinge oltre i confini conosciuti di Zootropolis, portandoli a scoprire l’esistenza di quartieri sommersi e zone liminali popolate da rettili, specie storicamente escluse dalla metropoli. Tra inseguimenti spettacolari e crisi di fiducia, i due dovranno sventare una cospirazione che minaccia l’equilibrio tra le diverse specie terrestri e acquatiche.
Accostarsi a un sequel firmato Disney Animation richiede oggi una certa dose di cinismo critico, eppure Zootropolis 2 riesce a disinnescare ogni diffidenza grazie a una densità visiva di spessore. Se il capostipite puntava sulla sua capacità di tradurre concetti sociologici in una narrazione per immagini, questo ritorno lavora sull’espansione dei volumi e sulla saturazione del dettaglio. La regia di Jared Bush e Byron Howard non si accontenta di ricalcare i sentieri battuti, ma trasforma la città in un organismo vivente e pulsante, dove la rifrazione della luce sulle squame di una vipera o la morbidezza tattile della pelliccia di una lince non sono solo esercizi di stile, ma strumenti di una narrazione sensoriale. La fluidità delle scene d’azione, in particolare l’inseguimento del furgone di catering Amoose Bouche, dimostra padronanza del ritmo, citando con garbata ironia classici come Shining.
La gestione della fisica dei fluidi diventa il vero motore estetico: il viaggio attraverso i tubi d’acqua non è solo un espediente per muovere i personaggi, ma un trionfo di trasparenze e riflessi che amplificano il senso di meraviglia. Gary, il pitone interpretato vocalmente da Ke Huy Quan emerge grazie ad una mimica facciale digitale che restituisce una vulnerabilità quasi umana, rompendo gli schemi del villain bidimensionale. Nonostante una struttura narrativa che ricalca troppo fedelmente il modello del buddy-cop movie alla Arma Letale, con tanto di sedute di terapia di coppia per i due protagonisti, il film appare come vitale.
La forza della pellicola risiede nella sua capacità di inserire riferimenti culturali stratificati, dai giochi di parole su EweTube e HuluZoo fino alla satira politica incarnata dal sindaco Brian Winddancer, senza mai smarrire il cuore pulsante del rapporto tra Judy e Nick. La loro chimica è il perno attorno a cui ruota una riflessione mai banale sulla fiducia e sull’inclusione, che si riflette nella cura quasi maniacale per gli sfondi. Ogni angolo di inquadratura è riempito da easter egg e dettagli architettonici che suggeriscono un mondo vasto che continua a esistere anche fuori dal campo visivo dei protagonisti. È un’opera che celebra la comunità e il superamento dei confini, visivi e mentali, confermando che l’animazione contemporanea può ancora essere uno spazio di sperimentazione estetica e di profonda empatia, lasciando allo spettatore il desiderio di tornare a smarrirsi tra le strade di questa incredibile metropoli animale.
