Final destination – Bloodlines

Il nostro parere

Final destination – Bloodlines (2025) USA di Zach Lipovsky, Adam Stein


Nel 1968, Iris Campbell scampa al crollo della Skyview Tower, ma la Morte non dimentica i debitori. Decenni dopo, la giovane Stefani Reyes scopre che la maledizione è diventata ereditaria: la Mietitrice sta dando la caccia a ogni membro della sua famiglia per chiudere i conti rimasti aperti. Inizia così un brutale inseguimento generazionale dove il sangue chiama altro sangue.


Il film  appare purtroppo come un meccanismo che gira a vuoto. Sebbene l’incipit vintage offra una fotografia interessante, il film scivola presto in un’estetica digitale piatta, priva di quella tensione materica che rendeva iconici i disastri del passato. La regia di Stein e Lipovsky punta tutto sul gore grafico, ma dimentica la costruzione del perturbante: la suspense viene sacrificata sull’altare di una CGI talvolta invadente che toglie realismo alle pur ingegnose trappole del destino.

Il vero limite risiede però nella mancanza di carisma del cast giovane; la protagonista non riesce a trasmettere quel terrore viscerale necessario a coinvolgere lo spettatore, riducendo le vittime a semplici sagome di cartone in attesa del colpo di grazia. Persino il tentativo di espandere la mitologia della saga attraverso il legame di sangue suona come un pretesto narrativo fragile. Resta la commovente partecipazione postuma di Tony Todd, unico vero pilastro di un film che preferisce l’ironia facile alla sostanza. È un capitolo che si lascia guardare per dovere di cronaca cinefila, ma che conferma come la formula, ormai, sia giunta al capolinea tecnico e creativo.

 

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