Wicked

Il nostro parere

Wicked (2024) USA di Jon M. Chu


Ben prima che una casa del Kansas atterri sulla sua sfortunata sorella, Wicked ci trasporta nel fantastico mondo di Oz, all’Università di Shiz. Qui, l’emarginata, brillante e verdissima Elphaba e la popolare, ambiziosa e biondissima Glinda passano da improbabili compagne di stanza a migliori amiche. Il loro legame, tuttavia, viene messo a dura prova dall’incontro con il carismatico Mago di Oz, il cui regime apparentemente benevolo si rivela essere una tirannia oppressiva. Le scelte che prenderanno definiranno i loro destini opposti, nell’attesa dell’arrivo di Dorothy.



Affrontare l’adattamento di un colosso di Broadway come Wicked è un’impresa che richiede coraggio o incoscienza. Jon M. Chu (“In the Heights”), regista che ha fatto della grandeur visiva il suo marchio di fabbrica, sceglie la prima opzione e orchestra uno spettacolo quasi barocco, un assalto ai sensi che vuole travolgere lo spettatore. E quando si concentra sul puro numero musicale, ci riesce gestendo la macchina scenica con un senso innato della prospettiva.

L’aspetto tecnico è, senza mezzi termini, colossale. La macchina produttiva hollywoodiana è qui al suo massimo splendore. Si nota la mano esperta di Nathan Crowley (storico collaboratore di Nolan) nella scenografia: la Città di Smeraldo è un trionfo di Art Déco distopico, mentre l’università di Shiz possiede una complessità architettonica (si veda la biblioteca rotante in “Dancing Through Life”) che giustifica da sola la visione sul grande schermo. Aggiungiamo i costumi squisiti di Paul Tazewell e la fotografia satura e meravigliosa di Alice Brooks (il suo uso dell’illuminazione rosa shocking durante il numero “Popular” è puro zucchero filato visivo, ma funzionale).

Questo sfarzo, però, necessita di un’ancora umana, che trova nelle due protagoniste. Cynthia Erivo (Elphaba) ha una presenza scenica magnetica e una potenza vocale che trasmette tutto il dolore e la determinazione del personaggio (la sua “Defying Gravity” è, come previsto, il culmine emotivo e tecnico del film). La vera sorpresa, tuttavia, è Ariana Grande: la sua Glinda non è solo una macchietta comica, ma nasconde sotto la superficie zuccherosa un disperato bisogno di approvazione. La loro alchimia è la vera colonna portante dell’opera.

Ed è qui che la magia inizia a scricchiolare. Wicked (Parte Uno) dura 2 ore e 40 minuti, coprendo solo il primo atto dello spettacolo teatrale. È una durata che mette a dura prova la pazienza, anche del cinefilo più allenato, specialmente perché la struttura narrativa risulta eccessivamente dilatata. Il tentativo di Chu di bilanciare il tono fiabesco con i temi più oscuri (l’autoritarismo, la persecuzione delle minoranze, la creazione del nemico pubblico) non sempre funziona. Questi elementi, pur cruciali, qui appaiono didascalici, quasi “incastrati” a forza tra un numero musicale e l’altro, appesantendo l’energia generale e smorzando il ritmo.

Wicked è un trionfo di production value, un musical visivamente sontuoso che farà la gioia degli appassionati (e probabilmente sfinirà i detrattori del genere). Sebbene la narrazione si prenda pause eccessive e inciampi sulle sue stesse ambizioni tematiche, lo spettacolo tecnico e la chimica delle due protagoniste valgono il (lungo) prezzo del biglietto.

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