L’amore non va in vacanza
L’amore non va in vacanza (2006) USA di Nancy Meyers
Amanda, implacabile produttrice di trailer hollywoodiani, è sull’orlo di una crisi di nervi per via del lavoro e di un fidanzato infedele. Dall’altra parte del mondo, nel freddo di Londra, Iris, giornalista per il Daily Telegraph, scopre con raccapriccio che l’odioso collega di cui è innamorata da tre anni si è fidanzato con un’altra. Entrambe annaspano in un deserto sentimentale e, per dare un taglio netto al passato, decidono di scambiarsi casa per le vacanze di Natale tramite un sito internet. Amanda finisce in un cottage super pittoresco nel Surrey, in Inghilterra, mentre Iris si ritrova in una lussuosissima villa di Beverly Hills. La distanza, però, si sa, non è mai abbastanza per tenere a bada il destino e, a quasi 9000 km di distanza l’una dall’altra, le due sfortunate in amore finiscono per incontrare due bei fusti che potrebbero cambiare le carte in tavola.
Ci sono film che meritano di restare avvolti nella luce dorata e sfocata della nostalgia, e poi c’è questo, che rivisto senza l’effetto “Natale e Plaid” si sgonfia come un soufflé dimenticato. La premessa dello scambio di case era intrigante, peccato che la sceneggiatura l’abbia trasformata in un minestrone sbilanciato, dove l’eccesso di zuccheri rischia l’iperglicemia. La cosa più grave è la durata esagerata, oltre due ore per raccontare due storielle che, onestamente, potevano stare comodamente in un mediometraggio. Si passa un’eternità a guardare le due protagoniste che si preparano al loro “esodo sentimentale”, e a quel punto si è già capito al 100% come andrà a finire, battute comprese.
La regista Nancy Meyers punta chiaramente al pubblico femminile adulto, ma stavolta il prodotto è scadente. I dialoghi sono un’accozzaglia di cliché e si vede benissimo che una delle due trame è stata imbastita tanto per non lasciare in disparte la povera Kate Winslet, che resta l’unica ad uscirne con un minimo di credibilità nonostante la sceneggiatura la maltratti. La sua storia, quella con il compositore Miles (interpretato da Jack Black), sembra un riempitivo messo lì all’ultimo. Black come protagonista romantico? No, grazie. Il suo volto è programmato per la comicità slapstick e quando prova a fare il tenerone sembra che stia per avere un attacco di crampi intestinali. L’assoluta mancanza di chimica tra i due è palpabile al contrario del rapporto tra Iris e il vecchio scrittore Eli Wallach, l’unico che ha un minimo di calore umano e non sembra uscito da un catalogo di pupazzi di cera. E poi c’è l’altra storia, quella tra Cameron Diaz (con un’espressione quasi sempre assente) e Jude Law, che sebbene sia la parte “funzionante”, non è esente da momenti involontariamente inquietanti. Law, nel ruolo dell’editore letterario che spunta ubriaco nel pittoresco cottage, sembra talmente affettato nel suo cappotto e sciarpa da far pensare a un maniaco seriale con un buon guardaroba.
Insomma, il continuo saltellare tra le due trame spezza il ritmo e spegne l’interesse, soprattutto quando si torna a Los Angeles. A conti fatti, questo film è poco più di un prodotto pop-corn gradevole solo perché si spera che un giorno o l’altro la Winslet abbia la decenza di non dover baciare un Jack Black fuori parte. Non è un flop totale, ma è un’occasione sprecata per fare una commedia romantica degna di questo nome. È più un lavoro di fatica che una vacanza, per quanto sia ben confezionato.
