Amore mio
Amore mio (1964) ITA di Raffaello Matarazzo
Un film che porta sullo schermo una donna alle prese con il suo dramma personale, una crisi esistenziale che la spinge sull’orlo del baratro. Nora decide di porre fine alla sua vita, ma il destino le fa incontrare Mario, un uomo che la convince a cambiare idea. Mario è sposato infelicemente ed ha una figlia. Il forte amore tra i due si scontra con il moralismo del mondo esterno.
Un film che si regge su un dramma esistenziale che oggi fa decisamente sorridere. Un’opera dal sapore decisamente borghesuccio, che porta in scena personaggi incollati a stereotipi dell’epoca, con il maschio padrone di sé e la donna relegata a un ruolo di moglie, madre, compagna o, nella peggiore delle ipotesi, amante. Il regista Raffaello Matarazzo non riesce a dare a questo film un’identità forte, limitandosi a replicare i cliché di un’epoca.
Un cast che si impegna, ma non riesce a rendere credibile una storia traballante, con la sola eccezione di Patrizia Canevari che, nel ruolo della figlia di Mario, regala una prestazione spontanea e toccante. La protagonista, Eleonora Brown, pur bellissima, non riesce a dare spessore a un personaggio piatto, e non è un caso che la sua carriera non sia decollata. Un vero peccato, perché il talento c’era, come dimostra la sua prova, a prescindere dal risultato finale.
Una menzione d’onore va invece alla colonna sonora di Carlo Savina che accompagna degnamente le immagini di un film che, nel complesso, non ha molto da dire se non replicare un’idea di società che, per fortuna, è stata superata. Dialoghi che stridono, recitazione fin troppo enfatica e personaggi ai limiti del ridicolo sono solo alcuni dei difetti di un’opera che, a malincuore, sembra non invecchiare bene.
