Parola di ladro
Parola di ladro (1957) ITA di Gianni Puccini e Nanni Loy
Il ladro gentiluomo Desiderio ha un talento innato per la gioielleria: non solo sa rubare i preziosi con classe, ma è anche un mago nel falsificarli. Forte della sua fama, si fa assumere come direttore nella gioielleria di Gabriele Bertinori. Il suo scopo è sostituire un costoso diamante con una copia perfetta. Per non essere disturbato durante l’operazione, ingaggia una soubrette per tenere occupato il dongiovanni Bertinori, ma la ragazza si innamora del gioielliere e svela il piano. A questo punto, inizia una partita a scacchi tra i due uomini, che si conclude con un colpo di scena.
C’è stato un tempo in cui a Roma non c’erano solo i soliti spaghetti western o commedie neorealiste, ma anche un bel filmetto che si prendeva poco sul serio, ma con un’eleganza da far invidia. Parola di ladro, opera prima di due nomi che avrebbero fatto strada, Nanni Loy e Gianni Puccini, è una boccata d’aria fresca nel panorama cinematografico dell’epoca. Dimenticate le risate grasse e le borgate, qui si va in giro per una Roma dei primi del Novecento, con un tocco di classe e una sceneggiatura che è un vero gioiellino. È ben scritta, anche se la storia è lineare.
Non sarà un capolavoro, ma dimostra che i due registi avevano già un occhio allenato per la satira e un gusto per l’ambientazione storica. Il film scorre che è un piacere, con un ritmo incalzante che non ti fa mai sentire la noia. Peccato solo per quel piccolo dettaglio del doppiaggio, che in alcuni momenti fa storcere un po’ il naso, specialmente per il povero Gabriele Ferzetti. Ma tutto sommato, è una visione divertente e sofisticata che merita di essere riscoperta, se non altro per vedere come Loy e Puccini, all’inizio della loro carriera, sapevano già il fatto loro.
